Cuore e furore non bastano in finale, ma il primo Europeo di Larissa Iapichino è da applausi

Risultato tutto sommato positivo per Larissa Iapichino nella finale del salto in lungo a Torun 2021, l'azzurra chiude quinta davanti alla connazionale Laura Strati

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Finisce con un quinto posto, il sogno europeo di Larissa Iapichino. La 18enne esordiente azzurra centra un discreto 6,59, ma nulla può contro quelle che lei stessa aveva definito “leonesse”. L’oro va all’ucraina Maryna Bekh-Romanchuk, con 6,92 (mondiale stagionale strappato alla Iapichino), misura che raggiunge all’ultimo salto, superando la tedesca Malaika Mihambo (argento con 6,88), mentre il bronzo va alla svedese Khaddi Sagnia (6,75). Laura Strati è ottima sesta, due centimetri in meno rispetto alla giovane compagna di Nazionale (6,57).

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La gara

Le emozioni arrivano nel corso del terzo turno di salti. Al 6,59 d’esordio della Iapichino, subito contrastato dal 6,60 della Mihambo, fanno seguito, nel round 3, i salti super della stessa Mihambo (6,88), Bekh (6,80), Sagnia (6,75), Ivanova (6,72). L’azzurra commette un nullo, e scivola dal secondo al quinto posto, con Laura Strati che è sesta con 6,41. L’azzurra si migliora nel quarto turno (6,57), mentre Larissa atterra a 6,48 ma staccando addirittura fuori dall’asse di battuta. La classifica delle due lunghiste italiane non muta nemmeno nel quinto round (Strati 6,34, Iapichino 6,38, quest’ultima ancora una volta molto lontana dalla plastilina), lasciando le residue speranze tricolore all’ultima prova a disposizione. Strati fa 6,48, poi tocca alla Iapichino. La rincorsa è buona, così come lo stacco in pedana, ma il responso dei giudici dice ancora una volta 6,56. E’ quinto posto, posizione che avrebbe occupato anche se avesse ottenuto il 6,70 della qualificazione, dato, quest’ultimo, che serve a cementare la convinzione che Larissa Iapichino, esordiente in azzurro, a soli 18 anni e mezzo, abbia ottenuto a Torun un grande risultato.

800 metri femminili amari

Non ci saranno italiane, nella finale degli 800 metri. Le tre azzurre Elena Bellò, Eleonora Vandi e Irene Baldessari, alle quali non era probabilmente possibile chiedere molto di più, finiscono eliminate. Dispiace soprattutto per Elena Bellò, che dimostra ancora una volta capacità di lettura tattica e abilità nello “stare” in gara: le mancano i metri finali di una prova egregia, ma non le si può rimproverare nulla. Quando la britannica Boffey cambia ritmo, ai 600 metri, la Bellò la segue, convinta; paga sul penultimo rettilineo lasciando spazio alla polacca Jozwik (poi prima in 2:03.15), ma nel finale tiene, fino a chiudere al terzo posto, a meno di 30 centesimi dalla promozione alla finale (Boffey seconda in 2:03.34, Bellò in scia, 2:03.61). Lo scenario che Eleonora Vandi deve fronteggiare è probabilmente quello meno gradito. Si parte piano, sul piede dell’1:04 ai 400 metri. L’azzurra reagisce bene al primo cambio di ritmo, ma quando la britannica Hodgkinson produce l’azione decisiva, la fila si allunga, e Vandi chiude al quarto posto, in 2:04.97. Poca storia, infine, per Irene Baldessari: la sua semifinale, finisce, di fatto, dopo 500 metri, quando comincia a perdere terreno; sarà sesta, in 2:06.36.