Emmanuel Ihemeje, l’astro nascente del salto triplo italiano che incanta gli Stati Uniti

Emmanuel Ihemeje è l'astro nascente del salto triplo italiano, partito da Bergamo è arrivato fino agli Stati Uniti, dove si è preso il titolo dei college Usa

Agli Europei di Torun 2021 non c’era, ma l’atletica italiana potrebbe godersi Emmanuel Ihemeje alle Olimpiadi di Tokyo. L’azzurro ha lasciato tutti di stucco in occasione delle finali Ncaa di Fayetteville, migliorando il suo personal best nel salto triplo di ben 85 centimetri, balzando a 17.26 e diventando così il quarto italiano di sempre al coperto dopo Donato, Greco e Camossi.

Una misura che vale anche il minimo olimpico (17.14) e il titolo dei college Usa, traguardo centrato per la prima volta da un atleta italiano. Un miglioramento monstre quello di Emmanuel Ihemeje, nigeriano di origine ma italiano a tutti gli effetti, essendo nato a Carrara nel 1998 e cresciuto a Verdellino, paese della provincia bergamasca di circa 8000 abitanti. Lì ha iniziato a fare atletica per gioco da ragazzino, costruendosi piano piano una carriera pronta ad esplodere.

La storia di Emmanuel Ihemeje

Cresciuto in Italia fino a 18 anni, è all’estero che la carriera da triplista di Emmanuel Ihemeje compie il salto di qualità, dopo un incontro agli Eurojuniores di Grosseto 2017, dove chiude sesto andando per la prima volta oltre i 16 metri. A cambiargli la vita è un selfie chiesto al due volte iridato del salto triplo Teddy Tamgho che, ammaliato dal suo talento, lo invita ad unirsi al suo ‘Team 18‘ al Creps di Reims. Un’occasione che Emmanuel non si fa scappare, trasferendosi in Francia e lavorando sulle proprie qualità. Qui conosce Hugues Fabrice Zango, atleta del Burkina Faso, capace due mesi fa di centrare il record del mondo indoor del salto triplo con 18.07. Nel 2019, dopo aver portato il suo personal best a 16.28, la vita di Ihemeje si sposta negli Stati Uniti, dove si trasferisce insieme ai genitori grazie a una borsa di studio ricevuta dalla California State University a Northridge.

L’arrivo della pandemia

La sua esperienza in California dura però pochi mesi a causa della pandemia, che lo spinge a cambiare aria per l’impossibilità ad allenarsi. Emmanuel pubblica il suo curriculum su un apposito sito e riceve la chiamata della Oregon University, ateneo con sede a Eugene e considerato la mecca dell’atletica. Un’occasione da non perdere, considerando come da questa Università siano usciti anche otto campioni olimpici tra cui Otis Davis, oro nei 400 e nella 4×400 a Roma 1960. “Mi segue Robert Johnson, capo-allenatore e referente dei salti orizzontali, un guru – le parole di Ihemeje riportate dalla Gazzetta – nel gruppo siamo in otto. Studio biologia: un domani, come mamma Emanuela, infermiera, vorrei lavorare nella sanità“. L’arrivo in Oregon è una manna per la carriera di Emmanuel, che prima centra un 16.41 a Fayetteville in Arkansas il 31 gennaio per migliorarsi ulteriormente sabato 13 marzo, con il  17.26 alle finali Ncaa tenutesi al Randal Tyson Center. Un incremento di 85 cm, capace di portarlo a 13 centimetri dal record dello stadio fatto segnare da Will Claye: 17.39 nel 2012, anno del primo di due argenti olimpici.

I Giochi

olimpiadi tokyo 2020
Foto di Franck Robichon/ Ansa

L’obiettivo di Emmanuel Ihemeje è senza dubbio quello di andare alle Olimpiadi di Tokyo, ma toccherà confermarsi su queste misure per sperare di ottenere un pass per i Giochi: “certo che sogno di andarci, ma dovrò confermarmi. Intanto allungherò la rincorsa, da 12 a 14 passi“. Il suo prossimo impegno è in programma il 2 aprile, dopodiché Emmanuel sarà pronto per tornare in Italia: “con la supervisione di Brambilla sarò a casa nella seconda metà di giugno“. Da quel momento in poi, il mirino sarà puntato sui Giochi di Tokyo, dove Ihemeje potrebbe compiere il definitivo step che lo lancerebbe nell’olimpo dell’atletica italiana.