E’ morto un altro giovanissimo del Team Nibali: la sicurezza stradale resta un tabù, l’Italia fermi questa strage

La sicurezza stradale per i ciclisti in Italia resta un tabù, nelle scorse ore è morto un 17enne del Team Nibali: il Governo intervenga per fermare questa strage

Non si può morire inseguendo i propri sogni, dovrebbe essere vietato. Il destino non guarda in faccia nessuno, ma sono tanti gli incidenti che potrebbero essere evitati con un briciolo di attenzione in più.

Foto di Luca Zennaro / Ansa

La sicurezza stradale è uno dei temi più delicati che riguardano il ciclismo, che ogni anno perde numerosi atleti per colpa di incidenti che, nella maggior parte dei casi, si sarebbero potuti evitare. L’ultimo è quello che ha coinvolto Giuseppe Milone, 17enne di Barcellona Pozzo di Gotto tesserato per il team di Vincenzo Nibali, costretto a piangere un’altra morte dopo quella di Rosario Costa, avvenuta nel 2016.

Foto di Luca Zennaro / Ansa

Fatale anche stavolta uno scontro con un camion, che non ha lasciato scampo a Giuseppe, morto sul colpo. Un’altra tragedia che scuote nuovamente le coscienze di tutti, su un tema come quello della sicurezza stradale, che non va assolutamente sottovalutato.

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Morire per la propria passione

Un attimo, una frazione di secondo e poi l’impatto. Così è morto Giuseppe Milone, colpito da un camion durante un allenamento. Una scena raccapricciante ma purtroppo solita in Italia, dove automobili e mezzi pesanti non rispettano sovente i ciclisti. Tanti gli incidenti in cui corridori o cicloamatori hanno perso la vita per distrazioni al volante, oppure per una manovra tanto ardita quanto pericolosa. Giuseppe Milone non meritava di morire così giovane, ma la strada se lo è portato via, in seguito ad un incidente che le forze dell’ordine proveranno a ricostruire. Un colpo tremendo per Vincenzo Nibali che, per la seconda volta, è costretto a piangere un ragazzo della sua squadra, morto troppo giovane come avvenuto per Rosario Costa.

I precedenti

Foto di Ansa

La morte di Rosario Costa, ucciso il 15 maggio 2016 da un mezzo della raccolta dei rifiuti, è uno degli avvenimenti più tragici degli ultimi anni. Sulla scia di quanto accaduto a Michele Scarponi, scomparso il 22 aprile del 2017 durante un allenamento sulle strade di Filottrano, suo paese di residenza. Una tragedia che sconvolto il mondo del ciclismo, rimasto attonito davanti a una notizia che ha tagliato il fiato a tutti gli amanti delle due ruote. Stessa reazione che i fan di MotoGP hanno avuto esattamente un mese dopo, il 22 maggio 2017, quando Nicky Hayden è morto in seguito alle ferite riportate dopo un incidente stradale, avvenuto durante un allenamento in bici.

Grave ma non mortale invece il crash che ha coinvolto Alex Zanardi, alle prese con un lungo recupero dopo lo scontro con un camion durante una pedalata benefica in handbike. Un incidente più lieve infine ha visto protagonista recentemente Fernando Alonso, pilota di Formula 1 centrato da un’auto a Lugano. Anche in questo caso, una distrazione di un’automobilista si è rivelata decisiva per il verificarsi dell’incidente, che per fortuna non ha arrecato gravi danni ad Alonso.

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Sicurezza stradale

Foto di Joel Carrett / Ansa

Non si può morire per inseguire le proprie passioni e i propri sogni, eppure ancora accade. Il tema della sicurezza stradale è uno dei più delicati e come tale va affrontato, senza nascondere tutto sotto il tappeto e far finta che tutto questo non esista. ueIn Italia, nell’ultimo anno, sono stati 253 i ciclisti deceduti sulle strade, un numero che ha determinato una crescita del 15,5% rispetto agli anni passati. Numeri impressionanti che certificano l’importanza di questo argomento, che troppo spesso viene ignorato a livello statale e governativo. Urge un immediato intervento, affinché tutte queste persone non siano morte invano.