Il nuovo libro, le gare online ed il ‘rischio’ bandiera, Carlo Molfetta a SportFair: “sarebbe stato atroce non sentire l’inno alle Olimpiadi”

Il nuovo libro e il rischio bandiera sventato dal Governo, Carlo Molfetta si racconta a SportFair: "andare alle Olimpiadi senza inno sarebbe stato atroce"

SportFair

L’impresa di Carlo Molfetta a Londra 2012 è impressa nella mente di tutti gli appassionati di sport. Il campione di taekwondo ha avuto un percorso travagliato prima di riuscire a coronare il suo sogno: dopo aver esordito da giovanissimo alle Olimpiadi di Atene è stato costretto a saltare quelle di Pechino a causa di un infortunio. Motivato a far bene e a risollevarsi, Carlo ha conquistato una speciale medaglia d’oro a Londra 2012, salendo sul gradino più alto del podio olimpico.

Il suo libro

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Foto di Claudio Onorati/ Ansa

Nel giorno del suo 37° compleanno abbiamo sentito Carlo, che fa parte del gruppo di atleti dei Carabinieri, per una chiacchierata e, in primis, ci ha raccontato del suo nuovo libro “L’ossessione di un sogno. Cosa si nasconde dietro un successo“,  scritto insieme ad Alfredo Alberico, che uscirà a maggio: “ho cercato di non essere solo settoriale per il taekwondo, ma trasversale per lo sportivo in generale. Il libro vuole essere un aiuto per tutti quelli che, o come me si sono creati degli obiettivi fin da bambini e magari hanno cercato di lavorare per cercare di arrivare a quegli obiettivi, o le altre persone che hanno subito un infortunio e hanno subito mollato. Ho avuto una storia abbastanza travagliata quindi può essere un input per tante tipologie di atleti, dal ragazzino predisposto a fare uno sport che però si sente troppo pieno di sè e non dà quello che può dare in allenamento, a quello che davanti ad una difficoltà cerca di sviare, a quello che caparbiamente si mette a lavorare per cercare di realizzare il proprio sogno, diciamo che trasversalmente va a toccare tutte le tipologie di atleti. Questo libro è esattamente quello che io ho vissuto. Alfredo Alberico, col quale ho scritto il libro, è riuscito veramente a scrivere ciò che io avevo in mente e non poteva farlo meglio nessun’altra persona. Ho avuto il piacere di conoscerlo bene ed è riuscito a mettere nero su bianco tutto quello che provavo ed è un ripercorrere tutta la mia vita dal primo giorno che ho messo piede sul tatami, alla realizzazione del sogno. Un passaggio da ragazzino di 12 anni pieno di ambizioni che firmava gli autografi alla realizzazione del sogno: c’è tutto il passaggio, con tutti i fallimenti, quelli che poi mi hanno spinto a riuscire a dare di più e arrivare poi alle Olimpiadi di Londra“, ha dichiarato ai microfoni di SportFair.

Una guida per i giovani

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Foto di Angelo Carconi/ Ansa

Terminata la carriera da atleta, Carlo Molfetta si è messo al servizio dei giovani e ricopre il ruolo di team manager della Nazionale italiana di taekwondo, che punta a qualificare più atleti possibile per le Olimpiadi di Tokyo e magari portare a casa anche qualche medaglia: “speriamo di fare la seconda parte della qualificazione, quella continentale che sarà a Maggio, da stabilire ancora il posto. Speriamo quindi intanto di andare lì, Covid permettendo e cercheremo di qualificare qualcun altro. Attualmente abbiamo qualificato Vito Dell’Aquila alle Olimpiadi e Antonino Bosso alle Paralimpiadi. Quello che chiaramente speriamo tutti, oltre a qualificare qualche altro atleta per portare una squadra quanto più completa possibile, portare una medaglia. Veniamo dalle Olimpiadi di Rio dove non abbiamo qualificato nessuno quindi già il fatto di aver qualificato qualcuno è sintomo di miglioramento, se riusciussimo anche a portare qualche medaglietta sarebbe la ciliegina sulla torta“.

Gare bloccate causa Covid

Il covid ha avuto un effetto devastante sul taekwondo: la federazione ha deciso di bloccare le gare per evitare rischi inutili in vista della rassegna a cinque cerchi: “noi siamo piuttosto bloccati con le gare. Abbiamo ritenuto come federazione inutile rischiare per dover fare per forza delle gare. Abbiamo fatto delle gare online, chiaramente cambia totalmente il taekwondo, ci sono punteggi, ci sono azioni da fare e quindi non è il vero taekwondo, quello da contatto che poi ti porta a vivere questo sport a 360 gradi. Noi come preparazione olimpica l’abbiamo vissuta male, chiaramente non ci sono competizioni da un anno. I ragazzi si sono comportati benissimo, sono riusciti a trovare gli stimoli giusti per continuare ad allenarsi e ovviamente quello che speriamo è che possa passare tutto il prima possibile, perché i ragazzi hanno bisogno di affrontare le gare e l’essere atleta a 360 gradi“.

La bandiera italiana

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Foto di Lindsey Parnaby/ Epa/ Ansa

Impossibile poi non aprire una parentesi sul grosso rischio corso dall’Italia diverse settimane fa: la nostra Nazione ha rischiato di essere esclusa dalle Olimpiadi di Tokyo, con gli atleti che avrebbero potuto partecipare ma senza bandiera ed inno. Carlo Molfetta, in quei giorni, ha mostrato tutto il suo dissenso sui social e ai microfoni di SportFair ha ribadito tutta la sua rabbia ed il suo dispiacere per l’accaduto: “io l’ho vissuta malissimo, perchè quello che ho sempre detto è che noi non facciamo sport con migliaia di soldi, o milioni di euro e quindi uno lo fa perchè ha un ritorno economico importante e quindi alla fine va bene tutto, noi lo facciamo per la gloria, per patriottismo, perchè ci piace vedere la bandiera dell’Italia più in alto delle alte. Avere la solo minima possibilità di andare ad una Olimpiadi e non essere rappresentati dalla propria bandiera e non rappresentare la propria bandiera sarebbe stato un fallimento enorme per tutti. Non sentire l’inno sarebbe stata una cosa atroce, soprattutto perchè noi siamo l’Italia, tra le nazioni più forti a livello sportivo, un po’ meno a livello politico a quanto pare e la questione è che io sono stato contento ma fino ad un certo punto, noi non ci possiamo trovare in una situazione del genere, dobbiamo assolutamente avere una tranquillità che la bandiera italiana possa sempre sventolare e l’inno italiano possa sempre suonare, una cosa che nessuno ci può togliere e nessuno si deve prendere la briga di mettersi in condizione di potercelo togliere , questo non è veramente accettabile“.

La sua Inter

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Foto di Claudio Onorati/ Ansa

Grande appassionato di calcio e tifosissimo dell’Inter, Carlo Molfetta ha poi commentato la stagione dei nerazzurri: “io sono convinto che abbiamo una squadra importante, abbiamo eliminato il gap con le migliori squadre sicuramente, non abbiamo altre cose se non il campionato essendo usciti dalle coppe. Possiamo tranquillamente focalizzarci sul campionato e io penso che quest’anno se non vinciamo lo scudetto è veramente un fallimento: uscire dalle coppe e non vincere lo scudetto quando hai solo quella competizione una volta che ti stai giocando il campionato, sei attualmente prima e hai solo da dover difendere partita dopo partita quel primato allora c’è qualcosa che non va, ma io sono fiducioso e sono convinto che tutta la squadra sa l’importanza di ogni partita che ci sarà da qui a fine anno.

La figlia Rachele

carlo molfetta
Foto di Claudio Onorati/ Ansa

Carlo Molfetta ci ha poi raccontato la gioia di essere padre. Nel 2018 è nata la piccola Rachele, che vive nello sport: “tra me e mia moglie, che è insegnante di danza, mia figlia vive nello sport. Vive lo sport da quando è nata, ci vedeva anche in lockdown che ci allenavamo e cercava di imitarci, è bellissimo vederla. La vita mi è cambiata totalmente, è una gioia, i figli in generale sono una gioia, vederli crescere, vederli fare le prime conquiste, le prime migliorie nel parlare nel fare le cose, il diventare sempre meno goffi e sempre più puliti nel movimento, è uno spettacolo. E in questo il covid in questo mi ha aiutato, non essendo partito neanche una volta per gare all’estero ho vissuto la mia famiglia un anno intero dalla mattina alla sera, è stato qualcosa di veramente bello per me: nons tavo in Italia per un anno intero da quando avevo 14 anni“.

I social

Da genitore, il campione olimpico di taekwondo ha infine commentato i rischi che corrono i giovanissimi con i social e internet: “premetto che io a Rachele ho fatto un account Iinstagram e cerco di curarglielo, faccio vedere come cresce, lo faccio per lei, per farle vedere quando sarà grande tutta la crescita che ha avuto con le varie cose. I social sono un qualcosa di veramente molto potente, un mezzo potentissimo di comunicazione, aiuta soprattutto gli sport minori come può essere il taekwondo a farsi conoscere e a stare al passo con i tempi. Può essere al tempo stesso una cosa pesante e violenta, io quello che posso consigliare ai genitori è di non consentire ai ragazzini al di sotto dei 14 anni di prendere il telefono e fare quello che vogliono, bisogna che ce l’abbiamo un tot di ore al giorno, come stabilito in ogni famiglia, ma che lo facciano insieme ad uno dei genitori perchè viaggiare incondizionatamente su internet non è possibile, internet potrebbe essere l’inferno per chi non lo sa utilizzare e soprattutto per ragazini di 10, 11 anni che sono veramente giovanissimi e che non sanno cosa il mondo gli può prospettare“.