Mafia: Piersanti Mattarella, ‘non fu solo Cosa nostra a uccidere mio nonno’ (2)

(Adnkronos) – La vicenda giudiziaria è stata lunga e complessa. E non definitiva. Come mandanti sono stati condannati all’ergastolo i boss della commissione di Cosa nostra, da Totò Riina a Michele Greco, con gli altri esponenti della cupola, da Bernardo Provenzano a Bernardo Brusca, Pippo Calò, Francesco Madonia e Antonino Geraci. L’inchiesta, però, non è riuscita a identificare né i sicari né i presunti mandanti esterni. Nel 2018 la procura di Palermo ha riaperto l’inchiesta sull’omicidio. Nuovi accertamenti attraverso complesse comparazioni fra reperti balistici. Uno dei reperti del processo celebrato a Palermo, la targa di un’auto del commando, sarebbe stata divisa in due dagli autori del furto e una parte fu poi ritrovata in un covo proprio dell’organizzazione terroristica neofascista dei Nar.
Ma chi era nonno Piersanti per il giovane Piersanti? “Uno degli aspetti che mi rendono orgoglioso di essere suo nipote- racconta – è vedere lo sguardo di chi lo ha conosciuto e che gli è stato vicino o per amicizia o per motivi di studio o professionali. Mi è capitato di avere conosciuto vecchi collaboratori o amici di nonno e quando vedo l’emozione forte in loro capisco che mio nonno ha lasciato oltre che ricordi positivi anche degli ideali e dei bei valori”. Piersanti è nato sei anni dopo l’omicidio del nonno. “Sicuramente la figura di mio nonno l’ho conosciuta attraverso mia nonna Irma, attraverso mio padre Bernardo, mia zia Maria o zio Sergio, e da qualche fotografia vista in casa”.
Lo “zio Sergio” è il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, fratello di Piersanti, che subito dopo l’agguato cercò di aiutare il fratello insanguinato. Una scena immortalata da una nota fotografia scattata da Letizia Battaglia. “Vedere il nome della via Piersanti Mattarella – dice – o vedere che c’è una scuola intitolata a mio nonno mi ha fatto nascere una certa curiosità, quando ero ancora piccolo. E poi il mio stupore quando la gente sapeva di chi potevo essere figlio o nipote. Tutti conoscevano già il mio albero genealogico”. “Pensavo che avevo il piacere immenso di portare questo nome e l’orgoglio di chiamarmi come mio nonno ma al tempo stesso è una sorta di responsabilità, che sento tuttora”.