Loi: con la sua poesia il dialetto milanese diventa lingua universale/ Adnkronos (2)

(Adnkronos) – Nei suoi testi Franco Loi usa un dialetto milanese molto aperto alle contaminazioni, intrecciando voci diverse: dal dialetto milanese della tradizione letteraria al gergo dialettale proletario e sottoproletario, dagli arcaismi ai forestierismi, fino ai neologismi e alle sue personali invenzioni, ottenendo un impasto linguistico di forte originalità espressiva, che spesso si nutre di polemica sociale e talora anche politica.
Con le raccolte “L’aria” (1981), “Bach” (1986), “Liber” (1988, Premio Nonino), la sua ricerca linguistica ha unito l’epica popolare e l’intimismo lirico. Ha pubblicato in seguito “Memoria” (1991, Boetti & C.), “Umber” (1992, Piero Manni), “Arbur” (1994, Moretti & Vitali), “Isman” (2002, Einaudi), “Aquabella” (2004, Interlinea Edizioni).
Con “Voci d’osteria” (2007, Mondadori, Premio Librex Montale e il Premio Brancati) Loi ha messo in forma poetica il vasto materiale ascoltando le voci della gente comune. E’ autore di una raccolta di saggi (“Diario breve”, 1995, La Nuova Compagnia Editrice) e di racconti (“L’ampiezza del cielo”, 2001, Gallino). Nel 2010 ha pubblicato l’autobiografia “Da bambino il cielo” (Garzanti) a cura di Mauro Raimondi. Tra le sue opere più recenti occorre citare, entrambe del 2012, la raccolta poetica “I niül” (Interlinea Edizioni).