Governo: maggioranza in stand by, regge ipotesi Conte ter (2)

(Adnkronos) – Anche il ministero degli Esteri rientrerebbe nei presunti desiderata di Iv, ma Luigi Di Maio figurerebbe tra gli ‘intoccabili’, complice il Colle che avrebbe blindato il ministero dell’Economia sotto la guida di Roberto Gualtieri e la Farnesina. Tra i nomi più deboli si fanno spazio quelli delle ministre Nunzia Catalfo e Paola Pisano e torna in ‘black list’ quello della ministra dei Trasporti e alle Infrastrutture Paola De Micheli, ma anche il responsabile dello Sport, il grillino Vincenzo Spadafora, non godrebbe della simpatia dei dem. Sempre sul Mit, altre voci parlano di un possibile spacchettamento del dicastero -sulla scia di quanto accaduto nel gennaio scorso per il Miur- così da lasciare i Trasporti alla De Micheli ma assegnare le Infrastrutture a Iv, essendo questo un tema caro ai renziani. Ma per lo spacchettamento occorrerebbe una legge ad hoc ed inoltre si rischia di sforare il tetto dei 65 componenti del governo, stabilita per legge.
Nel mirino, ancora di Italia Viva, c’è anche Alfonso Bonafede, forte però del sostegno del premier oltre che di Di Maio: difficile immaginare che in un possibile Conte ter l’attuale Guardasigilli possa cedere il passo ad altri. Ammesso che sia quella di un rimpasto per tenere in piedi il governo la strada più percorribile, perché al momento nulla sembra escluso. Tutto è possibile, che Iv si sfili, che prenda piede l’ipotesi di nuove elezioni o che si opti per un governo istituzionale, vista la pandemia che continua a minare il Paese e il tesoretto del Recovery fund da ottenere prima e gestire poi.
E anche sull’ipotesi del governo di responsabilità nazionale va in scena il totonomi, tra chi vede Marta Cartabia, ex presidente della Corte costituzionale, come possibile carta da calare, mentre si fa spazio un altro nome proveniente dalla Consulta, quello di Mario Rosario Morelli, a capo della Corte Costituzionale da settembre fino a dicembre scorso. Sotto traccia, ma agitato a spauracchio ormai da mesi, il nome di Mario Draghi, l’ex presidente della Bce: una sua indicazione decreterebbe la vittoria dei tecnici sulla politica.