Caso Fadil: gip Milano, no archiviazione, nuove indagini su morte (2)

(Adnkronos) – Le indagini della procura, coordinate dall’aggiunto Tiziana Siciliano e supportate da una consulenza tecnica, erano arrivate alla conclusione che Imane Fadil non era stata avvelenata ma la sua morte era dovuta a un'”aplasia midollare associata a epatite acuta”. Non ravvisabili elementi di colpa da parte dei medici. Conclusioni non condivise dai difensori della famiglia della vittima, gli avvocati Mazzali e Nicola Quatrano, che in una consulenza a firma di Michelangelo Bruno Casali, chiedevano ulteriori approfondimenti.
Il giudice nella sua ordinanza ritiene superflui alcuni accertamenti rispetto ai quali c’è già una “risposta esauriente”, esclude responsabilità rispetto ai medici che hanno visitato la giovane cinque giorni prima del ricovero, ma condivide la necessità di approfondire le scelte terapeutiche degli ultimi giorni, messa in discussione anche dai consulenti della procura. Il tutto alla luce anche di alcune testimonianze del personale sanitario.
Non ritenendo sufficienti gli elementi raccolti per la richiesta di archiviazione, il giudice riconsegna dunque gli atti alla procura per un’integrazione di indagine e avere così un “quadro probatorio chiaro ed esaustivo” al fine di ravvisare se c’è “un nesso eziologico fra la condotta dei sanitari e il decesso di Imane Fadil”.