Usa, altri guai per figlio Biden: nel mirino anche per sospetto riciclaggio

Washington, 10 dic. (Adnkronos) – Si allarga la portata dell’inchiesta federale nei confronti di Hunter Biden, che andrebbe oltre i confini dell’. Secondo Politico che cita fonti informate, infatti, l’unità specializzata in crimini finanziari del Southern District di New York ha passato al setaccio le finanze di Biden per il sospetto di attività di riciclaggio collegato con attività all’estero.
Le stesse accuse che, dall’inizio dello scorso anno, stanno muovendo l’inchiesta di procuratori del Delaware e Washington. Tanto che i procuratori di New York, riferiscono le fonti, dopo aver parlato con i colleghi del Delaware hanno deciso di sospendere le indagini senza aprire un’inchiesta formale separata.
Intanto, emerge che Hunter non sarebbe l’unico della famiglia del presidente eletto sotto inchiesta: i procuratori federali del distretto occidentale dalla Pennsylvania hanno infatti avviato un’inchiesta sulla bancarotta di Americore Health, che gestiva una serie di ospedali, concentrandosi sul ruolo che aveva nella società James Biden, fratello del presidente eletto.
Secondo le fonti citate da Politico, al centro dell’inchiesta di Hunter Biden vi sono i suoi legami con società ed individui all’estero. E, come è prassi in inchieste di natura fiscale, i procuratori del Delaware hanno coinvolto anche la Tax Division del dipartimento a Washington.
Nella sua carriera di consulente e lobbista il figlio di Biden ha inanellato una serie di rapporti d’affari con soggetti controversi, a cominciare dalla società energetica ucraina Burisma, il cui fondatore è stato accusato di corruzione, le cui vicende sono al centro del Kievgate. Ha anche lavorato per Gabriel Popoviciu, uomo d’affari rumeno accusato di corruzione.
In Cina poi ha fatto affari con il magnate del petrolio Ye Jianming ed il suo socio Patrick Ho che nel 2018 è stato condannato Southern District di New York per aver cercato di pagare tangenti ai funzionari governativi in Ciad ed in Uganda. Lo stesso tribunale, sempre nel 2018, ha condannato un altro ex partner di Biden, Devon Archer, per accuse, non collegate, di frode.
Nell’ambito di questa inchiesta, sono emersi dei documenti bancari che provano pagamenti arrivati dall’estero al figlio del presidente eletto. Proprio questi pagamenti sono finito sotto l’attenzione degli inquirenti della procura newyorkese, dopo che la condanna di Archer è stata prima sospesa da un altro giudice e poi, il mese scorso, confermata in appello.
Infine, ci sono i problemi fiscali più recenti: lo scorso luglio il distretto di Columbia ha contestato ad Hunter Biden tasse non pagate per 453mila dollari, irregolarità che il figlio dell’allora candidato democratico ha subito sanato.