Ciclismo, pericolose rivelazioni di Riccò: doping? Oggi è più diffuso, le squadre potenti hanno un vantaggio”

Riccardo Riccò ha parlato dopo la squalifica a vita inflittagli dal Tribunale Nazionale Antidoping, facendo pericolose rivelazioni

Riccardo Riccò è tornato di recente su tutti i giornali in seguito alla sentenza del Tribunale Nazionale Antidoping, che ha squalificato a vita l’ex corridore italiano per un’autoemotrasfusione risalente al 2011.

Il precedente stop sarebbe terminato nel 2024, ma il TNA ha deciso di fermare definitivamente Riccò, che non potrà dunque avere niente a che fare con il ciclismo per il resto dei suoi giorni. Una decisione che non ha affatto toccato l’ex corridore, che ha espresso il proprio punto di vista in una trasmissione social condotta dall’ex professionista Lello Ferrara: “non è piacevole tornare sui giornali come se fossi ancora coinvolto in qualcosa, ma non è cambiato nulla di ciò che già sapevamo. Avevo parlato giovedì scorso in video conferenza con il tribunale e sinceramente non mi interessa più di tanto della squalifica a vita, essendo già uscito definitivamente da questo mondo. Non farò neppure ricorso“.

LEGGI ANCHE: Ciclismo, miocardite per Diego Ulissi: ha rischiato di morire

“Doping? La situazione è cambiata”

Doping
Oli Scarff/Getty Images

Riccardo Riccò poi ha proseguito nella sua analisi, facendo un paragone tra quanto succedeva ai suoi tempi e il ciclismo di oggi: “il mondo è cambiato, ma siamo sempre in mano ai soliti. Il doping? Sicuramente la situazione è cambiata molto, ma da un certo punto di vista è pure peggio perché le squadre più potenti hanno un vantaggio enorme potendosi permettere mezzi e persone inarrivabili per altre squadre. La differenza è comunque troppo grande. Quando vinsi la tappa alle Tre Cime di Lavaredo, arrivando 5° nella generale al Giro del 2007, non ho toccato una medicina per le tre settimane di corsa. Avevo valori allucinanti, ero distrutto anche se in precedenza mi ero ‘preparato’, ma a differenza di molti altri non mi curavo durante il Giro e vi assicuro che, senza prendere nulla, era quasi impossibile competere alle corse di massimo livello“.