Report, Ranucci: “Porte sempre aperte per Meloni, la inviteremo”

Roma, 17 dic. (Adnkronos) – “L’onorevole Meloni troverà sempre le porte di ‘Report’ aperte. La inviteremo e risponderemo, le faremo una nuova richiesta di intervista quando torneremo a trattare l’argomento”. Lo dice all’Adnkronos il conduttore della trasmissione di Rai3, ‘Report’, Sigfrido Ranucci, dopo la sua audizione di ieri in Vigilanza in cui ha avuto uno scambio di battute ad alta tensione con gli esponenti di Fratelli d’Italia sull’intervista a Giorgia Meloni e sul caso Marsilio. “La Meloni – sottolinea Ranucci – ci ha sempre risposto in tutte le occasioni, è sempre stata disponibile e per questo la ringrazio, quindi realizzeremo la nuova intervista nei canoni e nel format venticinquennale di ‘Report’ che non prevede dirette per rispetto del pubblico. Il format infatti ci dà l’opportunità di verificare ogni singola informazione prima di mandarla in onda e non di fare ‘taglia e cuci’ come qualcuno ha detto”.
Quanto all’audizione di ieri sera, Ranucci ringrazia “il presidente della Vigilanza, Barachini, perché mi ha consentito di sgombrare dei pensieri obliqui nel rispetto dei commissari e soprattutto del pubblico”. E aggiunge sorridendo: “Un piccolo successo l’ho portato a casa perché Gasparri e Mollicone hanno indossato le mascherine di ‘Report'”.
Il conduttore torna a parlare delle tutele legali per il giornalismo d’inchiesta: “Non si possono mandare in guerra i colleghi, riconoscendo il valore del giornalismo d’inchiesta, e poi togliere le tutele legali. Se il problema è il numero delle cause a Report, comincino ad approvare la legge sulle liti temerarie a tutela del giornalismo libero. Il problema non riguarda solo i giornalisti Rai ma per tutti i colleghi che sono nelle testate minori e che subiscono pressioni e sono costantemente minacciati dalle querele. L’ho detto ieri in Vigilanza per mandare un messaggio chiaro e forte”, ribadisce Ranucci che fa riferimento anche alle querele sui social dove, dice , “il problema è nella legge a monte che individua come colpevole l’autore delle offese e non la pagina che le ospita”.