Morte Maradona, spunta un clamoroso documento: il Pibe non doveva essere dimesso dalla clinica!

Nell'indagine sulla morte di Maradona è venuto fuori un documento in cui la Clinica Olivos non autorizzava le dimissioni del Pibe de Oro

La morte di Maradona si arricchisce di un ulteriore elemento davvero clamoroso, che riguarda un documento reso noto dal quotidiano ‘La Nacion’, con cui la Clinica Olivos non ha autorizzato le dimissioni dell’argentino ma ha consigliato la prosecuzione della riabilitazione in un centro specializzato.

Maradona
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Un foglio su cui si leggono le firme di Leopoldo Luque, medico personale del Pibe, del medico della struttura e infine delle figlie Giannina e Jana. Al contrario però di quanto precisato nel documento, Maradona è stato trasferito nella casa di Tigre dove poi è morto, violando la raccomandazione della Clinica.

Le parole di una fonte

medico Maradona
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Una fonte investigativa ha sottolineato come, ogni giorno che passa, continua ad aggravarsi la posizione di Leopoldo Luque e di Agustina Cosachov, gli unici indagati al momento per la morte di Maradona. “Nessuno aveva il controllo del paziente – le parole della fonte a La Nacion – ogni nuovo elemento che viene acquisito nell’indagine rafforza l’ipotesi provvisoria che ci sia stata una gestione lacunosa nel trattamento che ha ricevuto Maradona. Siamo davanti alla possibilità che sia stato commesso un reato. È possibile dire che potremmo trovarci davanti ad un omicidio colposo. Non c’era nessun sistema di controllo del paziente, abbiamo accertato che un medico è andato un paio di volte a vedere Maradona, ma non sappiamo cosa abbia fatto. Non è accertata la presenza di un cardiologo nella casa, di uno specialista che si occupasse delle patologie cardiache”.

Cosa rischiano gli indagati

Maradona
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Nei prossimi giorni, Leopoldo Luque e Agustina Cosachov dovrebbero presentarsi in tribunale per l’inizio del processo sulla morte di Maradona, i due sono gli unici indagati al momento e potrebbero pagare per quanto accaduto al pibe. L’accusa è quella di omicidio colposo e rischiano da 1 a 5 anni di reclusione, come prevede il codice penale all’art. 84 per chi “nell’esercizio della propria professione causi la morte di qualcuno per imprudenza, negligenza o imperizia”.