Libia: tra polemiche e attese, Mazara accoglie i pescatori al suono delle sirene/Adnkronos (2)

(Trapani) – E’ il primo settembre scorso quando Gaspare Giacalone si trovava sul peschereccio ‘Anna Madre’. Nelle vicinanze ci sono anche i pescherecci ‘Natalino’, ‘Antartide’ e ‘Medinea’. All’improvviso il sequestro. Due pescherecci, ‘Natalino’ e ‘Anna Madre’ riescono a fuggire, ma i loro comandanti, Gaspare Giacalone e Bernardo Salvo, vengono prima trasbordati. Gli equipaggi però riescono a fuggire. “E per questo mio marito è stato picchiato”, dice la ragazza. “Domani rivederò mio marito dopo 4 mesi, perché lui si è imbarcato il 20 agosto. Ha lasciato nostra figlia Gaia di un anno che non sapeva camminare e adesso corre…”.
Nella sala consiliare c’è anche Naoires Ben Haddada, figlia di Mohamed Haddada, uno dei pescatori tunisini sequestrati. Racconta per la prima volta di essersi sentita “discriminata” lo scorso 13 novembre quando la Farnesina ha permesso alle famiglie degli italiani di potere telefonare ai proprio congiunti sequestrati. Ma non agli stranieri. “In questi 108 giorni ci siamo sentiti una famiglia con tutti gli altri parenti dei pescatori, ma c’è stato un momento in cui mi sono sentita discriminata. E’ successo quando l’Ambasciata italiana ha consentito ai familiari dei pescatori di sentire i propri parenti. In quell’occasione a noi non fu consentito di sentire mio papà prigioniero, la Farnesina ci disse di rivolgerci all’Ambasciata tunisina. Trovo sia stato ingiusto. Io ho la doppia cittadinanza”, si sfoga la giovane italo-tunisina.