Libia: terminati gli interrogatori, i verbali dei pescatori

Mazara del Vallo (Trapani), 21 dic. (Adnkronos) – “Avete sentito parlare di uno scambio di prigionieri durante la prigionia?”. Ecco una delle domande più ricorrenti poste dagli ufficiali dei Carabinieri del Ros ai 18 pescatori liberati in Libia. E la risposta è simile per tutti. “Ne abbiamo sentito parlare in carcere ma non abbiamo la certezza che sia avvenuto”, hanno ripetuto davanti agli inquirenti. Su delega della Procura di Roma, che coordina l’inchiesta sul sequestro dei 18 pescatori, i carabinieri del Ros per due giorni di seguito hanno ascoltato i marittimi per capire cosa è accaduto dal giorno del sequestro avvenuto il primo settembre scorso fino alla liberazione.
Uno dei pescatori, l’italo-tunisino Lysse Ben Thameur di 30 anni ha raccontato ai carabinieri di essere stato “bendato” e di essere stato “isolato per 24 ore”. “Volevano che accusassi di traffico di droga il mio comandante, Pietro Marrone – ha raccontato ai carabinieri – ma non è vero. E mi hanno minacciato di fare venire la squadra dei torturatori. Ma ho continuato a dire che non era vero”.
Poi, ancora l’indonesiano Gira Indra Gunawan, marittimo di 43 anni, arrivato in caserma nel pomeriggio con il collega che non parla né l’inglese né l’italiano. Ha spiegato agli investigatori che un mese dopo il sequestro i carcerieri gli hanno detto che il suo destino e quello dei suoi compagni era legato al buon esito dello scambio con alcuni libici detenuti in Italia. Il riferimento è ai quattro giovani calciatori condannati a Catania con l’accusa di essere gli scafisti di un barcone naufragato al largo delle coste siciliane. “Ci è bastato per capire che forse ci trovavamo nella mani di terroristi”, ha spiegato ai carabinieri.