Libia: il racconto del pescatore indonesiano ‘abbiamo subito violenze psicologiche’/Adnkronos (2)

(Trapani) – Ma cosa ricevevano da mangiare? “La mattina un panino piccolo – racconta – poi a pranzo del riso o dei maccheroni e a volte del pollo. E per cena non sapevamo cosa ci dissero. Ho odorato una volta quell’intruglio e credo che ci fosse del curry. Ma non so dire che cibo fosse”. Un’altra violenza psicologica riguarda i bisogni fisiologici. “Ci davano al massimo dieci minuti per potere andare al water – racconta con gli occhi ancora impauriti – non potevamo restare di più, altrimenti ci facevano uscire. E’ stato tremendo”.
Il contratto di lavoro dei due indonesiani è scaduto lo scorso 26 novembre. “Adesso, dopo la quarantena torneremo in Indonesia – dice Samsudin – qui non abbiamo più un contratto e siamo costretti a tornare nel nostro paese”. Nei 108 giorni di prigionia, Giri è diventato “ancora più religioso”. L’uomo è musulmano. “L’unica nota positiva di questa esperienza – racconta – è che ho pregato tanto, sono ancora più religioso”.