Golpe Borghese: giudice Salvini, ‘operazione seria, fallì senza appoggio Usa’

Milano, 5 dic. (Adnkronos) – Non un ‘golpe’ da operetta ma un’operazione su scala nazionale. Definisce così il giudice di Milano Guido Salvini, il ‘Golpe Borghese’ il tentato colpo di Stato avvenuto 50 anni fa in Italia (durante la notte tra il 7 e l’8 dicembre 1970) e organizzato da Junio Valerio Borghese, fondatore del Fronte Nazionale e in collaborazione con Avanguardia Nazionale.
“Dai nastri che ci consegnò Antonio Labruna emerse che l’operazione del dicembre 1970 non era rimasta geograficamente circoscritta a Roma. Emergeva che contemporaneamente a quelle in corso nella capitale ci furono concentrazioni eversive a Milano, Venezia, in tutto il Centro Italia, in Calabria come in Sicilia. In tutto si mobilitarono migliaia di uomini tra militari e civili. Questo bastava a smentire le sentenze che avevano sminuito il ‘golpe’ dandone una lettura marionettistica, riducendolo a un tentativo operato da un gruppetto di anziani fascisti nostalgici”, racconta all’Adnkronos Salvini, allora giudice istruttore a cui Labruna consegnò i nastri contenenti i nomi dei protagonisti di una vicenda che avrebbe potuto cambiare il destino del Paese.
“A mezzanotte quando già i congiurati erano penetrati nel ministero dell’Interno arrivò il contrordine. Probabilmente era venuto in meno l’appoggio degli Usa e di una parte dell’Arma dei carabinieri. Però il tentativo ebbe i suoi effetti. Rappresentò una specie di messaggio. Come dire, se continuano gli scioperi e se si pensa ad un’apertura governativa a sinistra, potrebbe andare anche peggio”, ricorda. E il legame con gli Stati Uniti emerge “dalle carte desecretate pochi anni fa negli Usa” in cui “è emerso come almeno dall’agosto 1970 Borghese avesse preso contatti con l’ambasciata americana per sondare i margini di un eventuale appoggio o benestare di Washington all’operazione. Da quelle carte risulta però che la risposta degli statunitensi fu più che scettica”.