**Golpe Borghese: giudice Salvini, ‘nomi imbarazzanti nei nastri di Labruna’**

Milano, 5 dic. (Adnkronos) – “Antonio Labruna si presentò da me nei primi anni Novanta con una vecchio borsa impolverata, era stato uno dei pochi condannati nel processo di piazza Fontana per i depistaggi del Sid, si sentiva un capro espiatorio che aveva pagato per tutti. Era stato degradato e cercava un riscatto, una riabilitazione. Il suo ex superiore Maletti si era rifugiato in Sudafrica e, all’interno dei Servizi, molti legami di fedeltà si erano rotti. La borsa di Labruna conteneva grosse bobine magnetiche con le registrazioni dei suoi colloqui con i congiurati del ‘Golpe Borghese'”. Guido Salvini, allora giudice istruttore, stava indagando sulla strage di piazza Fontana ma si trovò di fronte a elementi capaci di svelare un’altra verità sulla notte che avrebbe potuto cambiare il destino del Paese. Oggi è giudice a Milano e racconta all’Adnkronos l’atmosfera di quel periodo.
“In quella vicenda – ricorda in occasione dei 50 anni dall’operazione in codice Tora Tora – il Sid aveva naturalmente giocato un ruolo ambiguo: appoggiando apparentemente il complotto, ma registrando le voci di chi vi era coinvolto, in modo da potersene eventualmente servire in futuro come strumento di pressione. A differenza delle registrazioni sulle quali i magistrati romani avevano lavorato negli anni Settanta e che erano state materia di perizie incomplete, nei nastri che ci portò Labruna si facevano nomi imbarazzanti che non risultavano dalle registrazioni fornite in precedenza ai magistrati”.
Nomi “quali quelli dell’ammiraglio Torrisi, che in seguito divenne capo di Stato maggiore della Difesa, e soprattutto di Licio Gelli, incaricato di agire di agire durante il golpe sequestrando il presidente della Repubblica Saragat, e del gruppo di mafiosi che doveva sequestrare il capo della Polizia Angelo Vicari. Quindi il Sid aveva fornito alla magistratura una versione monca delle registrazioni, scremando tra i personaggi la cui partecipazione al complotto poteva essere rivelata e quelli che invece andavano ancora tutelati. La manipolazione delle bobine era state realizzate con mezzi rudimentali. I nastri erano stati brutalmente tagliati oppure le identità degli ‘innominabili’ erano state coperte registrandoci sopra rumori come un tintinnio di bicchieri”, conclude il giudice Guido Salvini.