Covid, 2020 anno del Dpcm: tutti i decreti del presidente

Roma, 29 dic. – (Adnkronos) – In tutto 22 Dpcm che hanno segnato il 2020 degli italiani e, probabilmente, la storia socio-politica del Paese in tempo di coronavirus. Insieme a diverse delibere del Cdm, plurimi decreti legge, e varie ordinanze del ministero della Salute, costituiscono il reticolo di norme che dallo scorso marzo hanno scandito la vita di 60 milioni di persone alle prese con l’emergenza Covid. Il Dpcm – acronimo che sta per Decreto del presidente del Consiglio, sconosciuto ai più, da 9 mesi è entrato nella quotidianità del linguaggio scritto e parlato – ha disposto cosa è ammesso o proibito, aperture e chiusure di settori strategici del Paese, cambiato abitudini, rivoluzionato relazioni sociali e il modo di lavorare, inciso sull’esercizio della fede, sulla libertà di movimento e di altri diritti garantiti dalla Costituzione.
Ma nell’emergenza, con il sistema sanitario sull’orlo del collasso e di fronte alla tragica contabilità quotidiana dei morti, dei ricoverati e dei contagiati, l’esecutivo ha ha dovuto prendere in considerazione fra i diritti fondamentali quello primario alla salute e il dpcm – provvedimento di natura amministrativa, di diretta emanazione governativa, che non necessita quindi dell’approvazione del Parlamento (anche se a seguito della ‘riforma Ceccanti’ il passaggio parlamentare è stato ‘istituzionalizzato’) era lo strumento più rapido ed efficace per fronteggiare le incombenze e necessità generate dalla pandemia. Vediamo come – dall’obbligo a indossare la mascherina e a mantenere il distanziamento sociale, dallo smart working e alla didattica a distanza fino all’Italia del ‘semaforo’ divisa per colori che rappresentano tre distinte zone di rischio – hanno agito i decreti del presidente del Consiglio.
Il 23 febbraio, l’alba dei Dpcm – Come strumento normativo il Dpcm si affaccia sulla scena il 23 febbraio, dopo che un Cdm ha introdotto misure urgenti con il primo decreto legge anti-Covid DL 6/2020 per i Comuni delle Regioni Lombardia e Veneto interessati dalle misure di contenimento del contagio da Coronavirus. Il successivo 25 febbraio Giuseppe Conte firma un nuovo Dpcm con misure in materia di svolgimento delle manifestazioni sportive di ogni ordine e disciplina, di organizzazione delle attività scolastiche e della formazione superiore, di prevenzione sanitaria presso gli Istituti penitenziari, di regolazione delle modalità di accesso agli esami di guida, di organizzazione delle attività culturali e per il turismo.
Dpcm “zone Rosse” – Il Dpcm viene firmato il 1 marzo, decreta la “zona rossa” in diversi comuni del lodigiano e del Veneto, con Vò Euganeo blindata con “il divieto di accesso o di allontanamento dal territorio comunale”. Amplia le misure di prevenzione per evitare il diffondersi del contagio alle province di Savona, Bergamo, Pesaro-Urbino, Piacenza e Cremona. Dispone una prima serie idi chiusure e di limitazioni (impianti da sci, palestre, piscine e centri benessere), sospende i concorsi pubblici e privati, dispone la chiusura dei centri commerciali il sabato e la domenica, consente lo svolgimento ristorazione, bar e pub ma solo nei posti a sedere, tenendo conto delle dimensioni e delle caratteristiche dei locali e il rispetto della distanza di almeno un metro.
Anche l’apertura dei luoghi di culto è condizionata all’adozione di misure organizzative tali da evitare assembramenti di persone, tenendo conto delle dimensioni e delle caratteristiche dei luoghi e il rispetto della distanza di sicurezza. Il decreto sospende inoltre i congedi del personale sanitario e tecnico.
Dpcm “Scuole chiuse” – Giuseppe Conte lo firma il 4 marzo: scuole chiuse fino al 15 marzo in tutta Italia, ove possibile viene applicato il lavoro a distanza, si provvede alla sanificazione dei mezzi di trasporto e viene imposta la distanza di un metro e consigliata una serie di norme per la profilassi. Cinema, teatri e campi sportivi sbarrati fino al 3 aprile. Lavarsi spesso le mani, si raccomanda di mettere a disposizione dei dispenser in tutti i locali pubblici, palestre, supermercati, farmacie e altri luoghi di aggregazione, evitare abbracci e strette di mano; starnutire o tossire in un fazzoletto evitando il contatto delle mani con le secrezioni respiratorie. Viene fortemente raccomandato agli anziani o persone affette da patologie croniche di evitare di uscire di casa. Chi ha contratto il virus deve restare in isolamento per quattordici giorni. Sono sospesi i congressi, le riunioni, i meeting e gli eventi sociali.
I due Dpcm “lockdown”, 8 e 9 marzo – “Sto per firmare un provvedimento che possiamo sintetizzare come ‘io resto a casa’. Non ci sarà più una zona rossa nella penisola. Ci sarà l’Italia zona protetta”. Il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, annuncia con queste parole la chiusura totale, con il Dpcm dell’8 marzo, e 9 marzo, sull’intero territorio nazionale, vietando “ogni forma di assembramento di persone in luoghi pubblici o aperti al pubblico” e interrompendo gli eventi e le competizioni sportive, campionato di calcio compreso. Viene introdotta autocertificazione per gli spostamenti. Gli italiani dovranno esibirla in caso di controllo dell’autorità di Polizia, dichiarando sotto la propria responsabilità che è dovuto a esigenze lavorative, di salute, per visita ai genitori anziani, ai figli o per ragioni connesse a una emergenza.
I Dpcm su chi chiude e chi resta aperto (11 e 22 marzo) – L’Italia che chiude e quella che resta aperta si ricaverà dai Dpcm dell’11 e 22 marzo, con l’elenco delle attività e esercizi commerciali che potranno restare aperti. Saracinesche su per supermercati, negozi di computer, benzinai, edicole, profumerie, farmacie, saponi e detersivi. Via libera all’e commerce. Lo stop ai cantieri viene disposto il 22 marzo, Restano aperti solo quelli legati alle opere pubbliche di manutenzione ferroviaria e stradale e ad altre opere particolari, legate al comparto infrastrutture. Si ferma quindi l’edilizia legata alla costruzione o alla ristrutturazione delle abitazioni. L’allegato al dpcm precisa che continueranno a essere consentita l’attività svolta dai badanti e dalle colf.
Dpcm per i Comuni – Il 28 marzo, dopo una conferenza stampa con il Ministro dell’economia Roberto Gualtieri e, in videocollegamento, con il Presidente dell’Anci, Antonio Decaro, Giuseppe Conte firma un nuovo Dpcm che, al fine di supportare i comuni interessati dall’emergenza epidemiologica da virus Covid 19, anticipa l’erogazione di 4,3 miliardi del fondo di solidarietà comunale. Inoltre, con un’ordinanza del Capo Dipartimento della Protezione civile sono resi disponibili altri 400 milioni da destinare alle misure urgenti di solidarietà alimentare.
Dpcm che prefigura la Fase 2 (1 aprile) – Il decreto conferma le limitazioni ma si affaccia la ‘Fase 2′”: proroga lo stato di emergenza epidemiologica dal 4 al 13, conferma le limitazioni agli spostamenti, la chiusura delle attività. Conte giustifica la proroga dei divieti, parla della necessita di “convivere col virus” che è poi la cosidetta “Fase 2” dell’emergenza. “Se i dati dovessero consolidarsi e il consiglio degli esperti ce lo consentirà inizieremo a programmare un allentamento delle misure. Inizieremo a valutare la prospettiva della fase 2 e di adottare misure che portano all’allentamento, entreremo poi nella fase 3 che e’ l’uscita dall’emergenza, la fase della ricostruzione e rilancio della nostra vita sociale ed economica”, dice il premier.
Dpcm delle prime riaperture, sullo sfondo della task force (10 aprile) – Mentre viene annunciata da parte del premier la costituzione della task di tecnici per l’elaborazione e l’implementazione dei progetti per la Fase 2, che sarà guidata da Vittorio Colao, progressivamente riaprono i negozi di vestiti per bambini e le cartolibrerie e le librerie. Per l’esecuzione e il monitoraggio delle misure inserite nel dpcm i prefetti potranno utilizzare anche i Vigili del fuoco e le Forze armate.
Dpcm della ‘convivenza’ con il virus – E’ il 26 aprile. I primi segnali positivi della stretta delle settimane precedenti si cominciano a vedere e il premier firma un nuovo decreto che segna la fase della “convivenza” con il virus, tanto che viene ribadita l’importanza del distanziamento sociale, le mascherine avranno un prezzo fisso di 0,50 centesimi l’una, obbligatorie sui mezzi pubblici. Torna l’accesso ai parchi. Riammesse le cerimonie funebri, con un limite massimo di 15 persone. Ok agli allenamenti negli sport individuali. Si cominciano a allentare le restrizioni. Gli italiani dovranno continuare a fare a meno degli abbracci e delle strette di mano ma potranno andare a trovare i famigliari purché non si trasformino in rimpatriate prive di regole. Vietati gli spostamenti da regione a regione, progressivamente sarà consentito uscire di casa per lavoro e fare acquisti. Riaprono i cantieri. Consentito andare a comprare cibo da asporto, da consumare a casa o in ufficio, riprendere l’attività sportiva, andare al parco ma le aree bimbi resteranno chiuse. Il governo comincia a lavorare per definire le modalità di svolgimento degli esami in presenza.
Dpcm della quasi ‘normalità’ – Il 16 maggio dopo mesi di limitazioni, chiusure e isolamento con un nuovo Dpcm ci si avvicina alla ‘normalità’, con l’addio alle autocertificazioni. Dal 25 maggio riaprono le piscine, dal 15 giugno tornano gli spettacoli all’aperto (cinema, teatri, concerti) con “posti a sedere saranno preassegnati e distanziati”. Dal 3 riprendono i viaggi tra e per i Paesi Ue e si potrà andare nelle seconde case al mare o in campagna ma nella propria Regione. Si torna dal parrucchiere e riaprono stabilimenti balneari e centri estivi per i bambini. Caffè al bar e mangiare la pizza fuori casa. Dal 25 maggio si può tornare in Chiesa.
Dpcm della ‘Fase 3’ (11 giugno ) – Si allentano ulteriormente le restrizioni. Il Coronavirus resta il “nemico invisibile” avverte Conte ma i dati sull’evoluzione del contagio permettono al governo di proseguire con il programma di ripresa delle attività sociali ed economiche. Dal 15 si riaccendono gli impianti e le luci delle discoteche, cancelli aperti ai parchi pubblici e delle aree giochi dei bambini, riprendono le partite di calcio con la Coppa Italia. Dopo mesi di astinenza finalmente torna il calcetto dal 25 giugno. Fino al 30 giugno resta il divieto degli spostamenti da e per Stati che non fanno parte della Ue. .
Dpcm del 14 luglio – Sullo sfondo della raccomandazione del ministro della Salute, Roberto Speranza a non abbassare la guardia perché “la partita non è vinta”, il premier firma un nuovo Dpcm che proroga al 31 luglio le misure del decreto precedente.
Dpcm delle ferie ritrovate (7 agosto) – Con il Dpcm del 7 agosto 2020 vengono prorogate, fino al 7 settembre 2020, le misure per contrastare e contenere il diffondersi del virus Covid-19 gli italiani riscoprono il gusto delle ferie e delle partenze. Il premier le definisce le “misure precauzionali minime”. Fra l’altro, obbligo di mascherine al chiuso, esclusi i bambini fino a sei anni, e del rispetto della distanza di sicurezza di un metro. Consentito l’accesso ai parchi, ma con divieto di assembramento. A decorrere dal 1° settembre 2020 è consentita la partecipazione del pubblico a singoli eventi sportivi di minore entità, che non superino il numero massimo di 1000 spettatori per gli stadi all’aperto e di 200 spettatori per impianti sportivi al chiuso. Sì all’attività sportive nelle palestre che garantiscono ingressi contingentati, e agli sport di contatto, e all’attività di sale giochi e scommesse, sempre a condizione del rispetto del numero di presenze compatibile con la sicurezza e stesso discorso per i cinema, teatri, musei.
Ammesse le celebrazioni legate al culto, sempre con il rispetto della distanza di sicurezza. Attività di bar e ristoranti consentite in base ai protocolli fissati dalle Regioni, così come per gli stabilimenti balneari in base alla situazione epidemiologica e alle linee guida regionali, sempre nel rispetto del distanziamento sociale. Per i viaggi all’estero, spuntano gli allegati a cui fare riferimento anche in relazione alla prescrizione della quarantena mentre armatori e vettori devono rilevare la temperatura corporea dei passeggeri e ad acquisire le loro dichiarazioni.
Dpcm sul trasporto pubblico alla ripresa (7 settembre) Il decreto del presidente del Consiglio del 7 settembre riprende gran parte delle misure del precedente, aggiungendo disposizioni per i trasporti pubblici, limitandola all’80% mentre le scuole continuano a predisporre le misure necessarie per la ripresa regolare dell’anno scolastico.
Dpcm post proroga stato emergenza (13 ottobre) – Dopo che il 7 ottobre il Consiglio dei ministri proroga lo stato di emergenza fino al 31 gennaio 2021, il presidente del Consiglio firma il nuovo Dpcm il 13 ottobre. E’ quello che dispone su tutto il territorio nazionale l’obbligo di avere con sé la mascherina nei luoghi diversi dall’abitazione privata. Arriva la stretta sui locali e gli snodi della ‘movida’, mentre spunta la raccomandazione a non fare inviti a cena con più di sei persone. E ancor: le attività dei servizi di ristorazione (fra cui bar, pub, ristoranti, gelaterie, pasticcerie) sono consentite sino a mezzanotre con consumo al tavolo e sino alle ore 21 in assenza di consumo al tavolo. Ancora consentiti cinema, teatri, presenza negli stadi con limiti.
Il Dpcm pre-seconda ondata (18 ottobre). E’ quello che in pratica prende le mosse dalla consapevolezza delle conseguenze della seconda ondata, con diecimila nuovi contagi giornalieri e quindi arriva appena pochi giorni dopo il precedente, il 18 ottobre, prevedendo la facoltà per i sindaci di disporre la chiusura al pubblico dopo le 21 delle strade o piazze nei centri urbani, dove si possono creare situazioni di assembramento. La ristorazione è consentita dalle 5 alle 24 con consumo al tavolo ma con un massimo di sei persone e fino alle 18 in assenza di consumo al tavolo. Torna l’obbligo, nel settore pubblico, di svolgere riunioni solo a distanza, mentre le stesse sono fortemente raccomandate nel settore privato. C’è lo stop all’attività sportiva dilettantistica.
Il Dpcm della nuova emergenza (24 ottobre). Dopo un’informativa alle Camere, il premier firma un nuovo decreto il 24 ottobre. Ed è quello che dà il segnale più ‘forte’ del ritorno dell’emergenza pandemica con la sospensione delle attività dei parchi tematici e di divertimento, di palestre, piscine, centri natatori, centri benessere, centri termali, nonché centri culturali, centri sociali e centri ricreativi; sono sospese le attività di sale giochi, sale scommesse, sale bingo e casinò; sono sospesi gli spettacoli aperti al pubblico in sale teatrali, sale da concerto, sale cinematografiche e in altri spazi anche all’aperto; sono sospesi i convegni, i congressi e gli altri eventi, ad eccezione di quelli che si svolgono con modalità a distanza. Per le istituzioni scolastiche di secondo grado si tenta di salvare il salvabile, fissando il ricorso alla didattica digitale integrata, per una quota pari almeno al 75 per cento delle attività.
Il Dpcm del ‘semaforo’ e del ‘coprifuoco’ (3 novembre) – Quello del 3 novembre 2020, in ‘combinato disposto’ con l’ordinanza del 4 novembre del ministro della Salute Roberto Speranza, passerà alla storia per il ‘semaforo’ delle regioni, a seconda della gravità del rischio contagio: arrivano le regioni ‘gialle’, ‘arancioni’ e ‘rosse’ con la diversa graduazione delle limitazioni in base alla situazione epidemiologica. E segnerà anche il ritorno della temuta parola “coprifuoco”, valido su tutto il territorio nazionale dalle 22 alle 5 (salvo gli spostamenti motivati da comprovate esigenze lavorative, da situazioni di necessità ovvero per motivi di salute). Sospese mostre e visite ai musei. A scuola (tranne elementari) si passa alla Dad al 100%. Stop ai concorsi. Capienza dei mezzi di trasporto limitata al 50%. Chiusura dei centri commerciali nei giorni festivi e prefestivi. Per le regioni di colore arancione o rosso le misure sono intensificate ed estese, soprattutto in riferimento agli spostamenti in entrata e in uscita dai territori o addirittura negli stessi territori.
Il Dpcm del Natale mai visto prima (3 dicembre) – Firmato il 3 dicembre scorso, dà la traccia per il primo Natale davvero diverso nella storia contemporanea degli italiani. Dal 21 dicembre al 6 gennaio sono vietati tutti gli spostamenti tra Regioni diverse e da/per le Province autonome di Trento e Bolzano, anche per raggiungere le seconde case. Nei giorni 25 e 26 dicembre e primo gennaio sono vietati su tutto il territorio nazionale anche gli spostamenti tra Comuni. Su tutto il territorio nazionale resta il divieto di spostarsi dalle ore 22 alle ore 5. Il 31 dicembre questo divieto è esteso dalle ore 22 alle ore 7 del mattino del primo gennaio. Chiusi gli impianti sciistici fino al 6 gennaio. Sospese anche le crociere fino a quella data ma a partire dal 21 dicenbre.
Segnale di speranza per la scuola: dal 7 gennaio ricomincerà la didattica in presenza nelle scuole superiori di secondo grado. In questa prima fase, secondo la previsione del Dpcm, in ogni scuola sarà garantito il rientro in presenza almeno per il 75% degii studenti. Sul fronte ristorazione, nell’area gialla bar, ristoranti e pizzerie resteranno aperti (anche nei giorni festivi) con consumo al tavolo dalle ore 5 alle ore 18. Ogni tavolo potrà ospitare al massimo 4 persone se non tutte conviventi. Dopo le ore 18 è vietato consumare cibo e bevande nei locali o per strada. Dalle ore 18 alle ore 22 è consentito l’asporto, mentre la consegna a domicilio è sempre possibile.
Nelle aree arancione e rossa le attività di ristorazione sono aperte dalle ore 5 alle ore 22 solo per l’asporto, mentre la consegna a domicilio è sempre consentita. Quanto agli alberghi, rimangono aperti in tutta Italia, ma la vigilia di capodanno, il 31 sera, non sarà possibile organizzare veglioni e cene. E così i ristoranti dei degli alberghi chiuderanno alle 18 e dopo quell’ora sarà possibile solo il servizio in camera. Negozi e centri commerciali Dal 4 dicembre al 6 gennaio, i negozi potranno rimanere aperti fino alle ore 21. In area rossa, resteranno comunque in vigore le limitazioni alle tipologie di prodotti vendibili già previste. Dal 4 dicembre al 15 gennaio, nei giorni festivi e prefestivi, nei centri e parchi commerciali saranno aperti solo alimentari, farmacie e parafarmacie, sanitarie, tabacchi, edicole e vivai. Un nuovo provvedimento renderà ancor più restrittive, nel dettaglio anche temporale, le misure per il contenimento del contagio nel periodo delle Feste, ma non sarà più un Dpcm, bensì un decreto legge. Quello del 18 dicembre che passerà alla storia come il Decreto Natale.