Coronavirus, il vice-ministro Sileri durissimo: “nemmeno mia nonna aveva la contabilità orale”

Il vice-ministro Sileri ha parlato della Sanità in Italia, in particolare in Calabria, sottolineando come sia da assassini lucrare in questo settore

Il Coronavirus ha messo in ginocchio la sanità in Italia, costretta a fare i salti mortali per provare ad arginare la crescente diffusione del contagio che ha portato al collasso numerose strutture sanitare.

coronavirus
Alvaro Calvo/Getty Images

Una situazione disastrosa dovuta anche alla mala gestio dei fondi destinati all’ammodernamento degli ospedali, alcuni rimasti obsoleti e dunque incapaci di gestire l’emergenza Coronavirus. Sulla questione si è soffermato il viceministro della Salute Pierpaolo Sileri, intervenuto ai microfoni della trasmissione ‘L’Italia s’è desta’ su Radio Cusano Campus: “purtroppo la sanità rappresenta una mangiatoia, al di là del periodo Covid il 5% del fondo sanitario nazionale va via in corruzione. Con il Next Generation UE spetterebbero alla sanità 9 miliardi, considerate che più o meno la stessa cifra se ne va ogni anno in corruzione”.

LEGGI ANCHE: Il paradosso della Lombardia

Assassini e avvoltoi

Coronavirus
Ivan Romano/Getty Images

Il viceministro Sileri ha proseguito poi nella sua analisi, usando toni forti e in relazione all’argomento sanità: “chi lucra sulla sanità diventa un assassino perché se togli alla sanità dei soldi destinati alla cura del cittadino, quel cittadino rimane senza cure e rischia di morire. Bisogna fare attenzione perché su questi fondi europei ci si gettano gli avvoltoi, quegli esseri spregevoli che hanno pensato di lucrare persino sui respiratori, io li lascerei in galera di giorno e di notte li metterei nei reparti di terapia intensiva a servire lo Stato. In Calabria ci sono state fatture pagate 2-3 volte, con una contabilità orale che quando si tratta di milioni di euro è una presa in giro, nemmeno mia nonna aveva la contabilità orale a casa”.