Coronavirus, la Procura di Bergamo svela: “l’Italia senza piano pandemico, possibile reato di epidemia colposa”

Antonio Chiappani, procuratore capo di Bergamo, ha rivelato come stia indagando a fondo sull'emergenza Coronavirus in Italia

L’emergenza Coronavirus, in particolare la diffusione del contagio nella città di Bergamo, è sotto la lente di ingrandimento della Procura, che sta lavorando per accertare se l’assenza di un piano pandemico possa rappresentare un’omissione in atti di ufficio.

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Sulla questione sta indagando Antonio Chiappani, nominato capo della procura di Bergamo proprio lo scorso maggio, il quale ha espresso le sue sensazioni nel corso di un’intervista al ‘Corriere della Sera’: “se dovessimo accertare il reato di omissione in atti d’ufficio, trasmetteremo questa parte dell’inchiesta per competenza ai colleghi della Procura di Roma. Stabiliremo chi doveva predisporlo e perché non è stato fatto. Se riterremo che le indagini vadano svolte a Roma saranno quei magistrati a decidere come procedere“.

Impreparati al virus

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Il procuratore ha poi fatto chiarezza sulla situazione in Italia al momento della diffusione del Coronavirus, sottolineando come il nostro Paese non avesse un piano pandemico aggiornato: “al momento della diffusione del Coronavirus in Italia si siamo trovati impreparati. Questo ormai mi pare un dato acquisito. Finora abbiamo rilevato purtroppo che c’è stata tanta improvvisazione. Il piano pandemico dell’Italia era datato al 2017, ma relativo all’influenza. Sicuramente il piano del 2017 non contemplava quanto accaduto con il Covid-19. Solo in seguito, dopo la comunicazione dei casi in Cina, l’Istituto superiore di sanità ha presentato un piano strategico che ha però deciso di secretare. Il piano, più che delle misure di intervento, in realtà rappresentava possibili scenari“.

Possibili reati di epidemia colposa

scuola
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La procura di Bergamo sta indagando su cosa non abbia funzionato, sottolineando come potrebbero anche emergere i reati di epidemia colposa e omicidio colposo: “i piani per combattere una normale influenza già prevedono la sanificazione dei reparti, l’evacuazione di alcune sale, percorsi differenziati per i malati. Noi stiamo verificando se queste misure siano state prese, dobbiamo scoprire come sia stato possibile che in questa zona ci sia stato il numero più alto di contagiati, malati, vittime. Andrea Crisanti, che lavora con la Procura di Bergamo, ci ha chiesto una proroga, l’attività da svolgere è ancora lunga, tante le verifiche da effettuare. Si deve scoprire che cosa ha inciso in maniera determinante sulla diffusione del virus. Accertare eventuali responsabilità rispetto ai reati di epidemia colposa, omicidio colposo e falso“.