Accademia Crusca: per tutto il 2021 la parola di Dante ‘fresca di giornata’ (2)

(Adnkronos) – Saranno poi segnalati latinismi che arricchiscono la lingua volgare come “baiulo” (Paradiso, VI, 73), per indicare il ‘portatore’ del segno dell’Impero, cioè l’imperatore: Dante era convinto che l’istituzione universale dell’antico impero di Roma continuasse anche ai suoi tempi, con Arrigo VII. Colubro (Paradiso, VI, 77); “serpente” che indica specificamente l’aspide con cui Cleopatra si diede la morte; “Rubro” (Paradiso, VI, 79), ‘rosso’ che Dante usa soltanto nell’espressione “lito rubro” (ricalcata sul ‘litore rubro’ di Virgilio) per indicare il Mar Rosso.
Molti sono anche i neologismi creati da Dante come “immiarsi” (Paradiso, IX, 81) per indicare la penetrazione della conoscenza di altri in me stesso, fino all’identificazione e alla comprensione totale; “Trasumanar” (Paradiso, I, 70), per indicare un’esperienza che va oltre l’umano; “Incielare” (Paradiso, III, 97), la vita perfetta di Beatrice la “inciela”, cioè la mette nel cielo: “Imparadisare” (Paradiso, XXVIII, 3), Beatrice “imparadisa” la mente di Dante, cioè colloca la sua mente nel cielo, rendendolo atto a contemplare le cose celesti. “
Come vediamo Dante non aveva paura di usare parole nuove, soprattutto per descrivere l’esperienza paradisiaca e la dimensione sovra-umana”, commenta Marazzini.