Roma, 30 ott. (Adnkronos Salute) – “Stiamo raccogliendo i frutti della ricerca in tecnologie innovative. Abbiamo una pipeline di circa 7.000 farmaci in sviluppo di cui 4.600 circa sono in oncologia, e negli ultimi 10 anni sono aumentati del 63% i prodotti oncologici nella fase finale di sperimentazione, a tal punto che l’oncologia è diventata la prima area in R&S. Oggi stiamo lavorando su 40 target di tipo diverso e molte sono terapie personalizzate: il 30% di tutte quelle autorizzate e il 40% di quelle in sviluppo. Per l’oncologia ben il 70% delle terapie in sviluppo è composto da cure personalizzate”. A fare il punto con l’Adnkronos Salute è Massimo Scaccabarozzi, presidente di Farmindustria.
Scaccabarozzi commenta i risultati del ‘Comparator Report on Cancer in Europe 2019’, un documento di 230 pagine realizzato da Ihe, the Swedish Institute for Health Economics e commissionato da Efpia (European Federation of Pharmaceutical Industries and Associations). Negli ultimi anni – come certifica il Report – la ricerca oncologica ha fatto grandi passi avanti, e il risultato più evidente è una riduzione della mortalità a partire dal 1995: -23% in Italia rispetto al -20% degli altri Paesi europei. Parallelamente è cresciuto anche il tasso di sopravvivenza, fattore che ha consentito di portare i pazienti che vivono con una diagnosi di tumore da 2,6 a 3,6 milioni in 10 anni (fonte Aiom-Airtum).
“La genomica ha favorito lo sviluppo di terapie mirate, e devo dire che la ricerca contro il cancro è cambiata molto – sottolinea il presidente di Farmindustria – perché in realtà è cambiata la cura: prima il tumore si curava da fuori”, con i principi attivi chimici, “oggi si cura da dentro, potenziando o attivando le difese dell’organismo”. I dati mostrano grandi risultati per l’Italia: la mortalità è diminuita più che negli altri Paesi europei, le persone che vivono a distanza di 10 anni da una diagnosi sono cresciute del 40%, “un dato impressionante, e nello stesso tempo i giorni di ricovero si sono ridotti”.
Un effetto legato “ai nuovi farmaci che migliorano la qualità della vita e consentono finalmente terapie domiciliari”, dice il presidente di Farmindustria. Progressi che, anche per questo motivo, non hanno fatto schizzare in alto i costi delle cure: “La spesa in oltre 10 anni è rimasta stabile”.
Ma che notizie arrivano dai laboratori di ricerca? “Dal 2015-18 i farmaci orali sono passati da 3 a 21. E lo stesso Comparator Report mostra pipeline molto ricche: avremo 54 nuovi prodotti l’anno fino al 2023 e la maggior parte saranno terapie personalizzate”, sottolinea Scaccabarozzi. Un panorama in cui l’Italia del pharma c’è e gioca un ruolo importante. “Nel 2019 l’industria biofarmaceutica ha investito in Italia circa 700 milioni in studi clinici e il 40% di questo investimento è in oncologia”.
Certo “la pandemia ha reso il 2020 un anno drammaticamente diverso: tutti gli sforzi si sono concentrati su Covid-19. Ma la ricerca non si è mai fermata, e il problema vero è relativo a tutto quello che è stato rimandato. Il ‘British Journal of Surgery’ stima che siano stati rinviati 28 milioni di interventi” nei mesi caldi della pandemia, “un dato ancor più importante se pensiamo che il 40% è in oncologia”, riflette Scaccabarozzi. Ma la ricerca non si è fermata: “Fra terapie cellulari, geniche e tissutali, abbiamo oltre mille trial attivi in tutto il mondo, basti pensare alle recentissime Car-T, sviluppate per il trattamento di leucemie e linfomi”, conclude.