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Mirco Lazzari gp/Getty Images

Il 17 dicembre del 2019 è iniziato il suo calvario, quando in seguito ad un test antidoping è risultato positivo al drostanolone. L’immediata sospensione e poi tutto l’iter giudiziario, fino alla sentenza del TAS di Losanna che lo ha condannato a quattro anni di squalifica.

Iannone
Vittorio Zunino Celotto/Getty Images

Una mazzata per Andrea Iannone, costretto a rinunciare a tutta la sua carriera in MotoGp, su cui aveva investito tanto nel corso della propria vita. Intervistato dal Corriere della Sera, il pilota di Vasto ha sottolineato: “potrei rivolgermi al Tribunale Civile svizzero ma è un procedimento costoso e forse inutile anche perché sento il bisogno di disintossicarmi da tutto questo. Ho speso centinaia di migliaia di euro per niente. Quale governo, quale ristorante può ammettere pubblicamente di trattare carne avariata? E poi in quei giorni mangiai carne anche in pista, utilizzando il catering del circuito. Sono diventato esperto come un chimico riguardo i cibi, ho capito che spesso vengono introdotte negli alimenti sostanze depistanti per mascherarne altre“.

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Mirco Lazzari gp/Getty Images

Pur ricorrendo, difficilmente Iannone vedrebbe ridotta la sua squalifica, ne è consapevole anche lui: “la sentenza, punto 158, dice che anche esponendo elementi più concreti, nulla sarebbe cambiato. Nemmeno l’esame del capello, negativo e ben più rilevante, è stato preso in considerazione. Secondo me per Wada perdere l’appello avrebbe significato modificare i protocolli e le procedure antidoping. Vorrei dare un consiglio ai piloti: state attenti a ciò che fate. Non sono in lutto perché di questi tempi c’è chi subisce ben di peggio, ma ciò che è accaduto a me non lo si può capire dall’esterno. Mi sento piegato, ammaccato ma non spezzato. Vado avanti, andrò avanti comunque. Nessuno può fermarmi”.