Mihajlovic
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L’incubo è alle spalle, la malattia è sconfitta. Sinisa Mihajlovic è tornato a vivere, lo ha fatto dopo aver sconfitto anche il Coronavirus, giusto per non farsi mancare una nulla. Un guerriero e un combattente, come ha sempre dimostrato di essere, affrontando tutto di petto, anche questo nemico subdolo e vigliacco.

Mihajlovic
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Mihajlovic si è riscoperto e nella sua autobiografia “La partita della vita” ha raccontato il nuovo Sinisa, rivelandolo anche al ‘Corriere della Sera’: “mi godo ogni momento. Prima non lo facevo, davo tutto per scontato. Conta la salute, contano gli affetti. Nient’altro. La malattia mi ha reso un uomo migliore. Ammalarsi non è una colpa. Succede, e basta. Ti cade il mondo addosso. Cerchi di reagire. Ognuno lo fa a suo modo. La verità è che non sono un eroe, e neppure Superman. Sono uno che quando parlava così, si faceva coraggio. Perché aveva paura, e piangeva, e si chiedeva perché, e implorava aiuto a Dio, come tutti. Pensavo solo a darmi forza nell’unico modo che conosco. Combatti, non mollare mai. E chi non ce la fa? Non è certo un perdente. Non è una sconfitta, è una maledetta malattia. Sono un uomo controverso e divisivo, si dice così? E ci ho messo anche io del mio. Facevo il macho, dicevo cose che potevo tenere per me. Ma se faccio una cazzata, e ne ho fatte tante, mi prendo le mie responsabilità“.

Mihajlovic
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Sulla controversa amicizia con Zeljko Raznatovic, meglio conosciuto come Arkan, Mihajlovic ha rivelato: “nei miei anni a Belgrado l’ho frequentato per circa 200 sere all’anno. La fascinazione del male? Forse all’inizio c’era anche quello, poi diventammo davvero amici. Quando morì, pubblicai il famoso necrologio che mi ha attirato tante critiche per il mio amico Zeljko, non per il comandante Arkan, capo delle Tigri. Non condividerò mai quel che ha fatto, e ha fatto cose orrende. Ma non posso rinnegare un rapporto che fa parte della mia vita, di quel che sono stato. Altrimenti sarei un ipocrita“.

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Il 25 agosto 2019, Mihajlovic tornò in panchina a Verona a due mesi dalla conferenza in cui annunciò di avere la leucemia, un ricordo indelebile per Sinisa: “rischiavo di cadere per terra davanti a tutti e un paio di volte stavo per farlo ma volevo dare un messaggio. Non ci si deve vergognare della malattia. Bisogna mostrarsi per quel che si è. Volevo dire a tutte le persone nel mio stato, ai malati che ho conosciuto in ospedale di non abbattersi, di provare a vivere una vita normale, fossero anche i nostri ultimi momenti. Gli applausi mi hanno aiutato molto, ora basta. Non vedo l’ora di tornare a essere uno zingaro di merda“.