Roma, 13 ott. (Adnkronos Salute) – A pochi giorni dall’avvio di ICAR2020Italian Conference on Aids and Antiviral Research torna Together we can stop the virus, la campagna di sensibilizzazione di Gilead Sciences nata nel 2019 sviluppata in collaborazione con 10 associazioni di pazienti e il patrocinio della stessa Icar, con lo scopo di raccontare in chiave artistica cosa vuol dire vivere con l’Hiv. La mostra, inaugurata un anno fa al Base di Milano, oggi ha uno spazio permanente online in un museo virtuale interattivo accessibile a tutti sul sito . Novità 2020, la nascita di una nuova opera che racconta alcune sfide delle persone con Hiv durante il periodo di emergenza Covid-19 e l’esigenza di una presa di coscienza comune.
Cinque opere di oltre sei metri di altezza si animano con la realtà aumentata che si attiva grazie ad una apposita App (se inquadrate con lo smartphone) e che affrontano altrettanti temi: la diagnosi, le cure, il successo delle terapie, la qualità della vita e infine lo stigma. Un isolamento, quello dei pazienti sieropositivi, che ancora esiste nel XXI secolo ma che deve essere combattuto. Oggi l’ambizioso progetto artistico è anche una mostra virtuale – visibile sul sito – che continua ad arricchirsi di contributi. Navigando all’interno dell’ambientazione l’utente avrà l’impressione di muoversi in una vera e propria galleria d’arte interattiva dove è possibile compiere diverse azioni: guardare il video backstage e le opere d’arte, consultare la biografia degli artisti e le didascalie, ma anche imbattersi in alcune curiosità.
L’opera più recente è Conscious Blooming nata nel periodo di emergenza Covid-19 dalla matita dell’artista vicentina Francesca Guiotto. Un palazzo grigio lentamente prende vita. Parole che hanno un particolare significato per chi ha vissuto e vive con l’Hiv iniziano a comparire fuori dalle finestre. Il palazzo poi lentamente perde colore. Le finestre si chiudono. è l’inizio del 2020, in pieno lockdown. In un clima di chiusura totale, la Conoscenza – rappresentata da un vortice di fiori – è la forza che può abbattere le barriere del pregiudizio e della disinformazione. Hiv e Covid-19 possono essere affrontati grazie al fiorire comune di una consapevolezza e ricerca da parte di tutti.
“è stata sicuramente una esperienza molto coinvolgente. Dal confronto con gli artisti, ai quali abbiamo parlato dei nostri vissuti ed emozioni, è uscito un modo alternativo di combattere l’Hiv, con visioni anche insolite ma sicuramente utili a portare avanti messaggi di lotta allo stigma e in favore della prevenzione. Un’esperienza da ripetere e portare avanti”. Così Sandro Mattioli, presidente dell’Associazione Plus, persone Lgbt+ sieropositive e co-presidente Icar2020Italian Conference on AidS and Antiviral Research, questa mattina in occasione della presentazione dell’iniziativa durante un webinar.
Fra i racconti e le esperienze riportate dal confronto con le Associazioni è emerso anche che l’epidemia di Covid-19 ha contribuito a segnare una battuta di arresto nella lotta all’infezione, per esempio rendendo difficile se non impossibile l’offerta del test per la diagnosi di sieropositività e l’assistenza sanitaria delle persone con Hiv. Le Associazioni di pazienti in questo contesto hanno avuto un ruolo chiave perché grazie alle catene di solidarietà, di counseling e di servizi a distanza, sono riuscite a offrire supporto là dove è venuto a mancare.
Le ultime stime ‘ si legge in una nota di Gilead (che da oltre 30 anni si occupa di Hiv nel campo della sensibilizzazione, della prevenzione e delle cure)- ci dicono che in Italia vivono 120mila persone con Hiv, di cui circa 18mila inconsapevoli dell’infezione. è il cosiddetto sommerso. L’Hiv, infatti, può non manifestare sintomi per lungo tempo ed essere diagnosticata anche a distanza di anni (4,5/5 in media). Bisogna aggiungere tuttavia che oggi esistono delle terapie che hanno permesso passi in avanti incredibili rispetto a 25 anni fa. Terapie talmente efficaci da consentire l’azzeramento della possibilità di trasmettere il virus ad altre persone e a garantire una migliore qualità di vita a chi ha contratto il virus.
“Oggi le persone con HIV sottoposte a trattamento e con carica virale non rilevabile possono non preoccuparsi più di trasmettere il virus agli altri, condurre una vita normale e vivere il rapporto con il proprio partner più serenamente”, afferma Lorenzo Badia, dirigente medico Malattie Infettive presso l’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Bologna. “Una persona con livelli plasmatici di virus Hiv non rilevabili (<50 copie del virus per ml di sangue) per almeno 6 mesi, presenta un rischio di trasmettere il virus per via sessuale pari a zero. Grazie ai progressi della ricerca che ha portato innovazioni terapeutiche oggi a nostra disposizione si sono create tutte le condizioni, non solo perché questa condizione di controllo dell'Hiv riguardi il maggior numero possibile di persone sieropositive, ma anche perché si possa vivere una vita piena ed entusiasmante combattendo insieme uno stigma che, invece, fa ancora fatica a essere estirpato".
Ma la lotta all’HIV non si deve fermare. è necessario fare rete e unire le forze per fare fronte comune al problema. “Together we can stop the virus è un’iniziativa in cui crediamo molto perché è un progetto corale grazie al quale riusciamo a parlare di Hiv con un linguaggio nuovo e accessibile, trasferendo concetti importanti e rivoluzionari di cui spesso non si parla, uno fra tutti U = U, Undetectable = Untransmittable (non rilevabile = non trasmissibile). Il nostro impegno come azienda è quello di andare oltre la ricerca, collaborando con associazioni di pazienti, clinici e istituzioni per prevenire e limitare la diffusione dell’Hiv con campagne di sensibilizzazione come questa, perché è un percorso che ha più valore ed efficacia se lo si fa insieme. Per l’appunto Together”¦ we can stop the virus”, ha concluso Cristina Le Grazie, direttore medico di Gilead Italia sottolineando l’impegno dell’azienda farmaceutica impegnata da oltre 30 anni nella lotta all’Hiv.