Roma 13 ott. (Adnkronos Salute) – ‘Durante la pandemia di Covid-19, per una parte di persone con diabete mellito di tipo 2, il follow-up della malattia è saltato o ha avuto qualche carenza, per i noti problemi che la pandemia ha determinato. Per questo è molto importante riprendere l’attività di controllo di tutti i pazienti, perché questo è dimostrato avere effetti preventivi e migliorativi sulla salute dei pazienti stessi”. Lo ha spiegato Gerardo Medea, responsabile nazionale Area metabolica della Società italiana di medicina generale (Simg), in una conferenza stampa oggi a Roma, trasmessa in streaming, per il lancio della campagna ‘La Settimana del Diabete” (9-13 novembre), durante la quale sarà possibile ricevere consulenze diabetologiche gratuite in circa 40 centri italiani.
“L’appello deve essere rivolto sia ai pazienti affinché riprendano in mano la loro situazione di controllo, sia ai medici di medicina generale e agli specialisti – precisa Medea – per quanto riguarda le singole attività di controllo e le attività integrate. Il medico di medicina generale individuerà i pazienti più bisognosi e che sono a più alto rischio cardiovascolare, inviandoli eventualmente al centro di diabetologia per le opportune terapie e per gli opportuni controlli da parte dello specialista”.
“La medicina di famiglia e il medico di medicina generale – prosegue l’esperto – hanno un ruolo molto importante nella prevenzione del diabete mellito di tipo 2 e per la diagnosi precoce della malattia, perché spesso il diabete di tipo 2 si presenta in maniera silente, cioè non è sintomatico. Bisogna quindi attuare nelle persone a rischio un follow-up periodico proprio per anticipare il più possibile la diagnosi. Il secondo obiettivo, in una fase di malattia già comparsa, è quello di monitorare il paziente nel tempo per anticipare eventuali eventi clinici negativi, intervenendo il più precocemente possibile con un appropriato intervento diagnostico e con un’appropriata terapia, ad esempio con i farmaci per la prevenzione cardiovascolare e per la prevenzione del danno renale”.
Medea ha inoltre sottolineato l’importanza di una gestione integrata tra il medico curante e lo specialista nella presa in carico del paziente: “è molto importante, per quanto riguarda il medico di medicina di famiglia, un inquadramento complessivo della situazione clinica del paziente, del rischio cardiovascolare e della complessità della patologia, per selezionare quei pazienti che più hanno bisogno di una consulenza dello specialista. D’altro canto, quando il diabetologo ha attuato le opportune verifiche e gli opportuni approfondimenti diagnostici, stabilizzando il paziente, quest’ultimo – aggiunge – deve essere rinviato sul territorio perché il medico possa continuare la sua azione di controllo e di follow-up. Questa integrazione funziona benissimo se ognuno applica le sue competenze nel paziente giusto e nel momento giusto”, conclude.