Ha cominciato per caso, appassionandosi a quello sport che un amico della mamma faceva una domenica qualunque. Piano piano Renato Paratore ha capito che quella sarebbe stata la sua strada, che il golf sarebbe diventato la sua vita e al tempo stesso il suo lavoro, essendo diventato un giocatore professionista.

Già due i titoli in bacheca a 24 anni, il Nordea Masters vinto nel 2017 e il British Masters arrivato quest’anno a luglio, due trionfi che confermano il talento di un giocatore che sa quello che vuole. Una crescita impressionante quella di Renato Paratore, riuscito a imporsi nel panorama golfistico italiano e internazionale, diventando anche Golf Ambassador di Jaguar Land Rover, in occasione dei 35 anni di attività golfistica svolta in Italia. Un percorso tracciato, su cui l’azzurro dovrà compiere ancora molti passi, provando ad arrivare al livello di quei mostri sacri che, ai microfoni di SportFair, ha rivelato di voler raggiungere.

Com’è nata questa possibilità di diventare Ambassador Jaguar, ti rivedi nei valori che questo marchio esprime?

Sono molto contento, il marchio Jaguar lo seguivo già da molto tempo. Mi piacciono molto le macchine, soprattutto quelle sportive. Avermi dato l’F-Type è stato bello, alla fine sono un giocatore molto lungo, di potenza e questa macchina rispecchia le mie caratteristiche. All’Open d’Italia son salito in macchina, è stato molto bello. Ci abbiamo messo poco, si guida bene l’auto e tiene molto la strada. E’ stato un viaggio comodo“.

L’ultimo Open d’Italia lo hai chiuso al 65° posto, che sensazioni ti ha lasciato e dove secondo te avresti potuto fare meglio?

Renato Paratore golf
Foto Getty / Stuart Franklin

Sono riuscito a passare il taglio e mi son qualificato negli ultimi due giri. L’obiettivo era vincere, ma era anche la quarta gara di fila e qualche errore di troppo non mi ha aiutato. Il livello del torneo non era altissimo, si poteva fare una bella prestazione ma purtroppo nei primi giri sono rimasto indietro. Si poteva fare meglio, ci riproviamo il prossimo anno“.

Il Coronavirus è tornato a fare paura all’Europa con la seconda ondata, durante i tornei avete una bolla da rispettare? Quali norme dovete seguire?

Abbiamo molte norme restrittive che sono importanti, perché al primo positivo poi dopo cancellano tutti i tornei. Ci sono molti controlli, dalla bolla non può entrare e uscire nessuno, stiamo tutti in hotel e mangiamo lì. Non si può uscire. Da una parte meglio così, per evitare qualsiasi problema“.

La tua passione per il golf da dove è nata, cosa ti ha fatto scattare la scintilla?

Ho iniziato dal nulla, seguendo un amico di mia madre una domenica e da lì ho iniziato a giocare. Mi è piaciuto subito, facevo tanti sport ma nel golf non so perché avevo talento. Mi piaceva e ho continuato. Verso i 13-14 anni ero già forte e a quell’età devi scegliere cosa fare, per non ritrovarsi poi fuori dai giochi. Verso i 16 ti avvicini al mondo professionistico, quindi non puoi perdere tempo“.

Il golf è uno sport in cui concentrazione e precisione sono due elementi fondamentali, in cosa consistono gli allenamenti?

Io mi alleno quasi tutti i giorni, adesso più atleticamente che tecnicamente perché nel golf bisogna avere un grande fisico perché si fanno delle distanze da 300 metri. I tornei sono tanti. Il golf è uno sport complesso, sono quattro ore e mezza sul campo con tante varianti e alla fine devi migliorare sia sotto l’aspetto tecnico-atletico che mentale. Non è uno sport semplice, a livello professionistico devi centrare in tre colpi una buca lontana 450 metri e ci vuole un gesto tecnico e atletico perché bisogna muovere tutto il corpo“.

Qual è il tuo obiettivo a medio-lungo termine?

Renato Paratore
Ross Kinnaird/Getty Images

Obiettivi ce ne sono tantissimi, dal vincere le gare ad entrare in Ryder Cup. Alla fine il golf è uno sport veramente lungo, il mio obiettivo è migliorare ogni giorno senza fermarmi mai. I mostri sacri di questo sport non li vedo lontani, loro hanno avuto molta consistenza durante la loro carriera ma io non mi sento di non avere quelle stesse doti. Non sono ancora al loro livello, ma voglio arrivarci. Woods non lo conosco di persona, ma tutti i big europei li conoscono e ci ho anche giocato contro in gara“.

Quando non sei sul green, quali sono i tuoi hobby?

Gioco a paddle, ping-pong e tennis. Poi mi piace anche giocare a carte molto. Farei tutti gli sport, farei mille cose solo che alcune non posso proprio perché se mi faccio male son finito“.