Coronavirus calcio
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L’Italia torna a fare i conti con l’incubo Coronavirus, l’impennata impressionante dei contagi (ieri quasi 20.000 in un giorno) sta spingendo il Governo ad applicare misure più drastiche per la popolazione, facendo chiudere ristoranti e bar alle 18 nonché fermando l’intero sport dilettantistico.

Nuoto
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Palestre e piscine dovrebbero rimanere anch’esse con le serrande abbassate, un colpo durissimo al cuore di numerosi centri sportivi che rischiano davvero il collasso. Nel calderone potrebbe finire anche il calcio professionistico, che sta provando in tutti i modi ad andare avanti rispettando per filo e per segno i protocolli approvati dal Cts. Eppure, si parla ancora di stop, come ammesso dal ministro degli Esteri Luigi Di Maio ai microfoni di Avvenire: “il calcio va avanti? Il calcio è una grande industria, ma in questa fase sono altre le priorità. Chiudere il campionato? Ascolteremo con attenzione le valutazioni del Comitato tecnico scientifico“.

Lask Linz
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Ancora con la solita storia della priorità, che mortifica quello che è un settore gigantesco che paga le tasse e dà lavoro a migliaia di persone. Giusto in una situazione di pandemia applicare misure restrittive per evitare la diffusione del contagio, ma chiudere nuovamente qualsiasi attività comporterebbe il collasso economico del Paese. Il calcio, anzi lo sport in generale, è una priorità così come la scuola e gli altri settori nevralgici dell’Italia, ognuno a modo proprio. Che se ne facciano una ragione sia il Governo che il Comitato Tecnico Scientifico