(Adnkronos) – I risultati delle analisi sono promettenti: “Ad agosto, il laboratorio di ricerca di Londra che abbiamo contattato era tra i quatto al mondo che potevano maneggiare il Sars-Cov-2 e con i test abbiamo capito che il tessuto permetteva performance notevoli”. L’azienda di Cabiate, 70 anni di storia alle spalle, ha registrato il marchio ed è pronta a partire con la produzione. “Prima del lancio ci interessava costruire una filiera. Per ora non siamo interessati a produrre mascherine perché è un business saturo. Il canale principale a cui guardiamo ora è l’horeca (hotel, ristorazione, spa), con un focus su lenzuola e tovaglie, spesso veicoli di trasmissione del virus”.
L’altra possibilità è quella di realizzare divise per medici ospedalieri, medici di base, dentisti e veterinari. “Gli impieghi sono svariati, andremo poi segmento per segmento a individuare la clientela”. Il tessuto, tra il giallo e l’arancione, è a tutti gli effetti simile a qualsiasi altro sintetico. “Al tatto sembra nylon o qualsiasi altro tessuto tecnico”. Potenzialmente, abbattendo il virus, “è riutilizzabile all’infinito” e anche più ecocompatibile, a differenza dei materiali e dei camici ‘usa e getta’.
Per l’azienda tessile, che lavora per lo più con il settore della moda, non sono stati mesi facili. “Il lockdown – racconta Pedretti – ci ha dato tempo per pensare. Fino a marzo stavamo andando benissimo e poi c’è stata la battuta d’arresto. Con il nostro fornitore di materiale abbiamo ragionato sulla possibilità di sviluppare questo tipo di articoli, per noi una novità, un vero ‘spin off’. Oggi è un’opportunità per diversificare il prodotto in un periodo critico”. L’ottica, però, è di lungo periodo: “Ci siamo impegnati tanto, ma i test non sono finiti. Stiamo verificando la possibilità di colorare il tessuto senza intaccare le proprietà intrinseche del materiale. Pensiamo già a quello che potrebbero chiederci tra qualche mese per dare continuità al tessuto”.