La nona tappa del Tour de France è un mix di emozioni per l’UAE Team Emirates, che da un lato sorride per la vittoria di Tadej Pogacar e dall’altro mastica amaro per il ritiro di Fabio Aru.

Fabio Aru
Chris Graythen/Getty Images

Un colpo duro da digerire per Beppe Saronni, dirigente dell’UAE, che non ha usato parole dolci ai microfoni di Rai Sport per commentare la decisione del sardo di alzare bandiera bianca sul Col de la Hourcere: “con la condizione che ha, Fabio non doveva essere convocato per correre il Tour, era chiaro da settimane. Qualcuno tra preparatori e allenatori dovrà risponderneAbbiamo perso l’unico corridore che doveva stare vicino a Pogacar”.

Fabio Aru
Chris Graythen/Getty Images

Le parole di Saronni poi si son fatte più dure: “quando fisicamente e muscolarmente l’atleta si trova a soffrire, alcuni trovano la lucidità e la forza per reagire, Fabio, invece, non fa così. Sotto l’aspetto del carattere non è fortissimo. Nella difficoltà non si dà coraggio, lui purtroppo crolla mentalmente e moralmente e rende tutto più difficile. Ci ha deluso in un momento in cui avevamo tanto bisogno di lui. Questo per noi è un grande problema. Ha colpe anche chi ha deciso di portare comunque Aru al Tour. Era nei suoi programmi e quindi voleva esserci, ma c’è anche la responsabilità di chi deve verificare che un corridore sia in grado di affrontare una corsa come questa“.