Fabio Aru
Chris Graythen/Getty Images

Un piccolo raggio di luce, uno scatto in salita sul col de la Lusette per dare un segnale chiaro: Fabio Aru c’è e vuole risalire immediatamente la china.

Fabio Aru
Chris Graythen/Getty Images

Il corridore sardo ha dato sfoggio di una forma ritrovata ieri nella sesta tappa del Tour de France, guadagnando fino a un minuto sui propri rivali migliori, prima di abbassare il ritmo e recuperare le energie. Un segnale di rinascita? Può darsi, come spiegato da Aru ai microfoni della Gazzetta dello Sport: “avevamo studiato fin dal mattina un’azione simile. C’era la voglia di provare qualcosa se le gambe rispondevano e così è stato. Sapevo di non essere al top: questa è una stagione strana, dove tutti cercano di dare il massimo per mettersi in mostra. Mi manca continuità, farò di tutto per trovarla“.

Fabio Aru
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Aru poi ha proseguito: “le sensazioni del mio attacco sono state buone, le gambe giravano. Poi visto che non riuscivo a riprendere Lutsenko e gli altri fuggitivi, ho lasciato stare. Sì, è stato bello mettere il naso fuori dal gruppo, fare il vuoto. E’ durato poco e non spicco salti di gioia, ma al Tour farò altri tentativi, cercando di migliorarmi. La gente non sa che cosa ho passato negli ultimi due anni. Sono al Tour, farò di tutto per lasciare il segno. Il bilancio lo facciamo a fine stagione. Non mi sono lasciato andare nei momenti più bui, ne ho avuti parecchi. Adesso le cose vanno meglio. E guardo avanti, non indietro“.

Lo attendono giorni difficili, ma Fabio Aru non è affatto spaventato: “il Tour è durissimo, penso all’ultima settimana, dove le energie saranno poche per tutti. Non c’è una tappa in particolare, ma se voglio colpire, beh quelli saranno i giorni giusti. Ripeto: mi serve ritrovare il fondo per gestire un attacco, mantenendo un bel passo per parecchi chilometri. Solo così si può fare la differenza in una gara dove ci sono i migliori campioni e le squadre più forti. Nel ciclismo nessuno è imbattibile. Gli imprevisti possono capitare in ogni frazione, così come una crisi. Pogacar sta bene, non ha pressioni particolari. Insomma, mai dire mai. Quanto a me, basta proclami. Cercherò di fare cose concrete“.