Roma, 5 set. (Adnkronos) – “In qualità di decano ho sempre difeso la centralità del Parlamento contro l’idea robesperriana che tagliando le teste dei parlamentari si risolvono i problemi della democrazia italiana. E’ un’equazione inaccettabile pensare che con l’antipolitica si risolvono i problemi della politica”. Lo afferma Pier Ferdinando Casini in una intervista al Messaggero nella quale ribadisce di non essere “assolutamente” pentito di aver votato quattro volte no alla riforma sulla riduzione del numeri dei parlamentari.
“I problemi della politica si risolvono con la buona politica. Tagliare le teste senza porci il problema di come arrivano i parlamentari in Parlamento, è una follia – a detta dell’ex presidente della Camera – Io sono arrivato quarant’anni fa. I miei elettori mi conoscevano e mi votavano. Le preferenze, delegittimate a lungo, sono state in realtà lo strumento di trasmissione tra il Paese e la sua classe dirigente. Non poteva capitare che in una provincia di Roma non conoscessero i nomi dei propri rappresentanti sia essi democristiani, comunisti o missini. Oggi nessuno sa chi sono i propri rappresentanti. Questa è stata una delle ragioni che ha favorito l’antipolitica perché quando manca la conoscenza di una persona eletta alla quale si può rivolgere la critica, si crea una spaccatura”.
“La Costituzione è una cosa seria, non si possono tagliare parlamentari senza porsi il problema che alcuni territori rimarranno senza rappresentanti e senza distinguere il lavoro delle due Camere” rilancia osserva. Per Casini “la riforma passerà, ma dopo tanti anni in politica posso dire che queste battaglie sono quelle che vale la pena combattere”.