Nicolò Barella
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Nel tempio di Johan Cruyff, padre del calcio totale, l’Italia strappa applausi nel successo per 0-1 contro i padroni di casa dell’Olanda. Una prova nettamente migliore rispetto a quella opaca mostrata contro la Bosnia da parte degli azzurri che si esaltano nei maggiori spazi lasciati dagli Orange, talentuosi ma che hanno dato l’impressione di essere un gruppo di 11 giocatori distinti più che una squadra coesa.

Ciro Immobile
Foto Getty / Dean Mouhtaropoulos

L’Italia mostra sprazzi di bel gioco, al netto di una condizione non ancora ottimale. Gli azzurri si cercano e si trovano bene davanti ma raccolgono meno di quanto avrebbero meritato in zona gol. La rete decisiva porta la firma di un centrocampista, come contro la Bosnia: non Sensi questa volta, ma Barella, compagno di squadra nell’Inter, che incorna di testa sul finire del primo tempo. La difesa azzurra tiene bene con il ritrovato Chiellini e gli azzurri possono far male in contropiede, ma vengono sprecate troppe occasioni dal reparto offensivo che vive delle fiammate degli esterni più che di colpi del bomber. La nota dolente è proprio la prestazione di Ciro Immobile, Scarpa d’Oro europea con 36 reti stagionali, ma che con l’Italia fatica a trovare lo stesso feeling che ha con la maglia della Lazio. Discorso simile può essere fatto per il ‘Gallo’ Belotti, spettatore privilegiato contro la Bosnia, visto che l’accesso al pubblico non è consentito. Alla Nazionale per diventare davvero grande servono i gol dei suoi bomber.