Ray Allen
Foto Getty / Michael Reaves

Nella straordinaria carriera di Ray Allen è impossibile non ricordare il trasferimento dai Boston Celtics ai Miami Heat, due franchigie nelle quali ha avuto un ruolo da protagonista nelle vittorie di due anelli. Due franchigie anche in rispettiva competizione: il gruppo storico dei Celtics non gli ha mai perdonato infatti la scelta di unirsi ai rivali, che viene considerata ancora oggi come un ‘tradimento’.

In una recente intervista ‘He got Game’ è tornato a parlare di entrambe le franchigie nelle quali ha giocato, mettendo a confronto le due realtà: “sono onorato di aver fatto parte di quelle squadre. A livello di talento, possono essere considerate paritarie. Le differenze sostanziali riguardano piuttosto l’esperienza e la profondità del roster. A Miami eravamo praticamente tutti veterani, dal primo dei titolari all’ultima riserva. Ciò si rivela essere un vantaggio a patto che l’allenatore chiarisca sin da subito il ruolo di ciascuno, per evitare malcontenti interni, ed i giocatori abbiano il buon senso di accettare ruoli minoritari. Spoelstra ha fatto proprio questo, sapendo di poter contare su uomini esperti ed intelligenti. Shane Battier, Mike Miller, James Jones occupavano spesso lo stesso ruolo in campo, ma venivano fatti ruotare con grande saggezza. A Boston, cinque anni prima, era l’esatto opposto. Escludendo KG, Pierce, PJ Brown e Sam Cassell, gli altri erano tutti ragazzi giovani. Glen Davis era un rookie, Rajon Rondo era al secondo anno nella lega, Scalabrine e Tony Allen non avevano mai giocato a quei livelli prima del 2008“.