Se siete appassionati di basket, un 2020 che ha messo a dura prova la pazienza di tutti i fan dello sport ha riservato essenzialmente 3 date fondamentali da segnare sul calendario: l’uscita di ‘The Last Dance’, la ripresa dell’NBA nella bolla di Orlando e l’uscita di NBA 2K21. Se le prime due sono già state archiviate, il nuovo videogioco di simulazione cestistica per eccellenza è stato reso disponibile solo da pochi giorni e anche noi di SportFair abbiamo avuto l’occasione di provarlo.

Va fatta subito una premessa: vista l’annata alquanto particolare, realizzare un titolo come NBA 2K non era affatto semplice, specialmente con le difficoltà dovute al Covid, le stagioni ancora in corso e l’imminente uscita dei titoli per Next Gen che daranno l’effettiva cifra dell’evoluzione di diversi videogiochi. Le aspettative sono sempre altissime, per quello che è un vero e proprio colosso della categoria, e ci sentiamo di dire che, al netto di qualche aspetto che ha fatto storcere il naso ai fan più critici, sono state rispettate. Il gioco è sempre piacevole, dalla singola partita di esibizione alle modalità un po’ più complesse che offrono diversi livelli di profondità e ruoli nei quali il gamer vorrà/potrà calarsi come la gestione della propria franchigia a livello manageriale, quello della propria lega, l’immancabile My Team e la modalità carriera. Le ultime due sono da sempre le più attese dai fan.

Per i meno esperti, il My Team è la versione NBA dell’Ultimate Team di FIFA, ovvero una modalità nella quale poter creare la propria rosa attraverso delle carte che rappresentato i giocatori attuali e le leggende del passato. Carte di caratura differente che vi permetteranno di allestire un dream team per sfidare le squadre di altri avversari e vincere premi importanti. È stata aggiunta una sorta di season pass, proprio come in FIFA, che consentirà di ottenere nuovi premi al completamento di determinati obiettivi, rendendo più facile il miglioramento anche dei giocatori meno competitivi.

NBA 2K21Il vero fiore all’occhiello resta sempre però la modalità carriera. La nuova storia permetterà di vestire i panni di Junior, un ragazzo di talento ma che si era quasi distaccato definitivamente dal basket. Il motivo? Il rapporto complicato con il padre, famoso ex giocatore interpretato da Jessie Williams, il Markus di ‘Detroit’. Un nuovo allenatore interpretato da Djimon Hounsou, il Jean Roqua di ‘Never Back Down, ci guiderà alle superiori, poi si passerà dall’avventura al college fino al grande salto in NBA. Il consueto taglio cinematografico, le ambientazioni ricreate alla perfezione, la storia interessante di contorno che spazia dagli ambienti scolastici ai campi da gioco, la possibilità di personalizzare la ‘build’ del proprio giocatore in ruolo, abilità, aspetto fisico e vestiario rende la modalità carriera un must per chiunque acquisti il gioco. ‘Il Mio Quartiere’ inoltre permette di poter gestire il nostro personaggio anche fuori dalla storia, in un vero e proprio quartiere con negozi nel quale fare shopping per il nostro avatar, incontrare e sfidare altri giocatori nei playground e tante altre particolarità che, accompagnate dalle atmosfere rap, profumano di USA.

Veniamo a quello che è l’argomento di vero dibattito: la nuova meccanica di tiro. Diversi videogiocatori, fra i quali anche Dame Lillard che ha contribuito allo sviluppo del videogioco, sono rimasti sorpresi dalle novità in maniera di tiro. Niente più barra verde da riempire al momento giusto per un tiro perfetto, ma un sistema più complesso: inclinando lo stick analogico destro verso il basso, un indicatore a mezzaluna sulla testa del giocatore determinerà l’area corretta per gestire l’inclinazione del tiro e prendere un tiro più efficace. Più semplice, ma meno preciso, il classico tiro attraverso il tasto (quadrato su PS4). Novità audace che toglie gli appassionati dalla ‘zona di comfort’ e che potrebbe complicare l’esperienza dei neofiti, ma che potrebbe essere presto ‘addolcita’ con una patch.