Roma, 12 set. (Adnkronos) – – Dopo 4 mesi, l’Alan Kurdi, la nave della Ong tedesca Sea Eye, torna in azione per un’altra missione di salvataggio in mare. E’ quanto annuncia la stessa organizzazione che nel contempo critica la ‘soluzione europea’ rilanciata dalla Germania dopo l’incendio al campo profughi di Moria e fa appello alla città portuale di Amburgo ad unirsi all’iniziativa del Consiglio federale di Berlino e Turingia per aiutare gli oltre 12.000 sfollati a Lesbo che necessitano di protezione.
“Dopo una pausa forzata di quattro mesi, la nave Alan Kurdi torna in mare per una nuova missione”, fa sapere, in una nota, Sea Eye specificando che la nave ha lasciato il porto spagnolo di Burriana, in Spagna, ieri sera. Dopo l’ultimo soccorso in mare nel Mediterraneo centrale di 150 persone, l’Alan Kurdi (erano i primi dello maggio) durante l’emergenza Coronavirus è stata sottoposta dalla Guardia Costiera a fermo amministrativo mentre era ormeggiata a Palermo. L’organizzazione, ad agosto, ha deciso di fare causa contro questo atto, a giudicare saranno i giudici amministrativi del tribunale di Palermo. Il procedimento è ancora pendente.
“La detenzione forzata da parte delle autorità italiane ha impedito tre missioni programmate della nave. Secondo l’Oim 252 persone sono annegate nell’area operativa dell’Alan Kurdi durante quel periodo”, evidenzia Sea Eye. La Ong dice, inoltre, di aver utilizzato la ‘pausa forzata’ di 4 mesi per apportare numerosi miglioramenti tecnici alla nave. La nave è partita con il benestare della Germania e quindi della Spagna dopo le dovute verifiche quanto ad equipaggio e attrezzature.