Roma, 12 set. (Adnkronos) – Il governo vigili “affinché nel corso dell’esame parlamentare dei decreti legge non vengano inserite norme palesemente eterogenee rispetto all’oggetto e alle finalità dei provvedimenti d’urgenza”. Inoltre le Camere operino “in modo che l’attività emendativa si svolga in piena coerenza con i limiti di contenuto derivanti dal dettato costituzionale”. L’invito rivolto ieri dal Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, contestualmente alla promulgazione della legge di conversione del decreto legge semplificazioni, si aggiunge a quelli che anche i suoi predecessori, Giorgio Napolitano e Carlo Azeglio Ciampi, a partire dal 2002, quasi venti anni fa, rivolsero in passato con lettere inviate, come quella di ieri del Capo dello Stato, ai presidenti del Senato, della Camera e del Consiglio. Curioso che nove anni fa il governo e i capigruppo parlamentari di allora si erano impegnati con il Presidente Napolitano ad “attenersi d’ora in avanti al criterio di una sostanziale inemendabilità dei decreti-legge”.
Era il 26 febbraio 2011, a palazzo Chigi sedeva Silvio Berlusconi sostenuto da una maggioranza di centrodestra e quattro giorni prima, durante l’esame parlamentare del decreto legge ‘milleproroghe’, l’allora Capo dello Stato si era rivolto ai presidenti dei due rami del Parlamento e allo stesso premier, lamentando l'”ampiezza” e l'”eterogeneità delle modifiche fin qui apportate nel corso del procedimento di conversione al testo originario” del provvedimento e “la prassi irrituale con cui si introducono nei decreti legge disposizioni non strettamente attinenti al loro oggetto”.
Napolitano, al momento della promulgazione della legge di conversione, prese atto che governo e Parlamento avevano accolto il suo invito “ad espungere dal testo molte delle aggiunte sulle quali erano stati formulati rilievi”, anche se restavano “comunque disposizioni in ordine alle quali potranno essere successivamente adottati gli opportuni correttivi”.