(Adnkronos) – Ma Napolitano soprattutto prendeva atto “dell’impegno assunto dal governo e dai presidenti dei gruppi parlamentari di attenersi d’ora in avanti al criterio di una sostanziale inemendabilità dei decreti legge”.
“Si tratta -sottolineava il Quirinale- di una affermazione di grande rilevanza istituzionale che vale -insieme alla sentenza n. 360 del 1996 con la quale la Corte costituzionale pose fine alla reiterazione dei decreti legge non convertiti nei termini tassativamente previsti- a ricondurre la decretazione d’urgenza nell’ambito proprio di una fonte normativa straordinaria ed eccezionale, nel rispetto dell’equilibrio tra i poteri e delle competenze del Parlamento, organo titolare in via ordinaria della funzione legislativa, da esercitare nei modi e nei tempi stabiliti dalla Costituzione e dai regolamenti parlamentari”.
Come detto era il 26 febbraio del 2011. Da allora si sono succeduti cinque presidenti del Consiglio; sono cambiate maggioranze ed opposizioni parlamentari; sono arrivate in Parlamento forze politiche che allora non erano presenti, in primis il Movimento 5 stelle; al Quirinale siede oggi Sergio Mattarella, che quasi dieci anni dopo si è visto costretto a promulgare una legge di conversione di un decreto legge per evitarne la decadenza, pur ravvisando la presenza di norme “che non attengono a materia originariamente disciplinata dal provvedimento”. Con la necessità di ribadire per l’ennesima volta l’invito a non inserire durante l'”esame parlamentare dei decreti legge norme palesemente eterogenee” rispetto ai contenuti originari dei provvedimenti.