Roma, 15 set. (Adnkronos Salute) – L’impatto dell’isolamento durante la pandemia è stato molto forte sui malati di Parkinson. E la situazione sta peggiorando. L’inattività, lo stress e la solitudine hanno aggravato il deterioramento e innescato diverse complicanze come malattie cardiovascolari, osteoporosi, insonnia, declino cognitivo, depressione e altro. Sono i temi del simposio Zambon, “Sfide nella gestione dei pazienti affetti da malattia di Parkinson durante la pandemia di Covid-19: quali aspettative?”, svolto in occasione del Virtual International Congress of Parkinson’s Disease and Movement Disorders 2020.
“Si può affermare con certezza – ha spiegato durante il simposio Bastiaan Bloem, direttore, Radboudumc, Center of Expertise for Parkinson & Movement Disorders di Nimega (Olanda) – che si sia aperta una nuova stagione nella gestione dei sintomi della malattia di Parkinson durante Covid-19 che testimonia una significativa accelerazione dei problemi legati a livelli di stress acuto e cronico con un conseguente peggioramento dei sintomi quali tremori, discinesia, congelamento dell’andatura e aumento dell’ansia, anche in pazienti precedentemente stabili”.
Inoltre, ha aggiunto lo scienziato, “l’impossibilità di praticare attività fisica ha causato solitudine ed estraniamento da chi prestava assistenza. Per questo è importante integrare approcci complementari alla terapia farmacologica più tradizionale. Un programma di yoga per aumentare la consapevolezza ha dimostrato di poter migliorare le disfunzioni motorie e la mobilità e contribuire a ridurre l’ansia e i sintomi da stress, migliorando così la qualità della vita”. E’ cruciale, poi, secondo gli esperti, elaborare un approccio multidisciplinare che coinvolga tutto lo staff medico a cui sono affidati i pazienti: neurologo, geriatra, psicologo, psichiatra, medico di famiglia, nutrizionista, urologo, assistente sociale e infermieri.
Il lockdown ha lasciato in eredità le esperienze positive della telemedicina e le osservazione degli effetti avuti sui pazienti. Molti studi hanno confermato, infatti, la validità della telemedicina nel valutare i pazienti: è una strada percorribile perché la maggior parte degli esami fisici può essere visualizzata. Sebbene non possa sostituire la consultazione medica, la diagnosi e il percorso terapeutico – hanno spiegato gli esperti – la telemedicina può diventare un valido strumento per il follow-up a distanza di pazienti che già dispongono di una diagnosi di malattia di Parkinson e di una terapia. Tra marzo e aprile 2020, diversi pazienti che non avevano mostrato oscillazioni motorie/non motorie significative fino a gennaio hanno riferito di soffrire di gravi periodi off, interruzioni del sonno, dolore e persino problemi cardiaci e occlusioni gastrointestinali.
“Tutti i sintomi rilevanti individuati – ha spiegato Angelo Antonini, docente di neurologia, direttore dell’Unità Parkinson e disturbi del movimento del Dipartimento di neuroscienze all’Università di Padova – sono collegati alla mancanza di mobilità e ciò sottolinea l’importanza di implementare strategie corrette per il controllo della patologia. Inoltre, la qualità della vita, misurata in un gruppo di pazienti prima e dopo il lockdown, è anch’essa significativamente peggiorata durante il periodo di isolamento. Un’altra lezione che abbiamo appreso recentemente è l’importanza di fornire ai nostri pazienti nuovi strumenti per contattare a distanza i neurologi e monitorare le manifestazioni cliniche, mediante i sensori e la telemedicina”.
Tutti i relatori del Simposio hanno ribadito la necessità di tenere in considerazione, ora più che mai, sia la progressione dei sintomi motori/non motori sia la qualità della vita come indicatori di efficacia di una migliore gestione di una terapia che potenzialmente può cambiare il decorso della malattia.
“Nel 2015 Zambon ha detto Roberto Tascione, Ceo di Zambon Spa concludendo il simposio – ha iniziato a occuparsi di malattia di Parkinson, un settore molto trascurato, con l’intenzione di fare la differenza per medici, pazienti e chi si prende cura dei malati. Negli ultimi cinque anni, siamo stati orgogliosi di sostenere la comunità medica e scientifica con studi, corsi di formazione ed eventi e di aver aiutato pazienti a collaborare con i gruppi che li rappresentano in tutto il mondo. Oltre 60.000 pazienti in Europa, Australia, America del Nord e del Sud hanno beneficiato dei nostri investimenti e dei nostri prodotti. Questo simposio testimonia il nostro impegno per migliorare le terapie e la cura, con un approccio innovativo e multidisciplinare alla malattia di Parkinson che vada oltre le pillole per comprendere meglio i bisogni disattesi dei pazienti e migliorare la loro qualità della vita”, afferma il manager.