(Adnkronos) – Intanto, osserva Nicolas Forest, Global Head of Fixed Income and Member of the Executive Committee di Candriam, “sarà interessante vedere la reazione della Bce dopo lo storico meeting di Jackson Hole. La Fed ha chiarito la propria forward guidance con tassi bassi a lunghi”.
Anche la Bce, sostiene Forest, “subirà un cambio di paradigma: la fine del monetarismo. Chiaramente l’obiettivo d’inflazione diventerà più simmetrico, cioè la Banca Centrale accetterà che l’inflazione si discosti maggiormente. Ma potrebbero essere delineati anche altri obiettivi. La Fed ha modificato il suo orientamento sulla base del tasso di disoccupazione negli Stati Uniti. Forse la Bce integrerà criteri ambientali nei suoi acquisti. Questo sarebbe davvero il passo successivo che dimostra che ci troviamo in un momento storico e che evidenzia di fatto un palese fallimento delle banche centrali nel raggiungere i target di inflazione. C’è inflazione negli asset finanziari e reali, ma non c’è aumento dei salari e non ci sono pressioni inflazionistiche. E con l’aumento dei livelli di indebitamento in un contesto di tassi di interesse bassi, ci sono maggiori ragioni per prenderne atto”.
Nei giorni scorsi, Jean-Claude Trichet, l’ex presidente della Bce dal 2003 al 2011, commentando le dichiarazioni del presidente della Fed Powell aveva sottolineato che “non c’è alcun motivo per modificare la gerarchia degli obiettivi della Bce definita dal Trattato”. L’ex presidente dell’Eurotower non vede un rischio deflazionistico aleggiare sull’Europa: “la politica monetaria praticata dalla Bce è appropriata perché estremamente accomodante. I tassi di interesse nominali sono negativi in ”Europa e non negli Usa. C’è il Pepp, un programma da 1,35 trilioni di euro che mostra tutta la portata della dimensione accomodante delle politiche della Bce, che sta lottando con tutti i mezzi per evitare il materializzarsi di un rischio deflazionistico. Sono molto fiducioso che questo rischio non si concretizzerà date le misure adottate”, sottolinea Trichet.