Marco Belinelli
Foto Getty / Ronald Martinez

Marco Belinelli ha sempre espresso la sua opinione in materia di razzismo, come sportivo e come bianco. Una caratteristica fondamentale, visto che spesso il razzismo sembra problema esclusivo dei neri. Il cestista degli Spurs pone l’accento su tale questione attraverso un’intervista al Corriere della Sera.

Belinelli
Gregory Shamus/Getty Images

Pur spiegando che un bianco non può mai comprendere fino in fondo ciò che il razzismo ha significato e significa ancor oggi per i neri, la piaga della discriminazione razziale non può essere ignorata anche e soprattutto da chi non è afroamericano: “non si era mai visto nulla di simile in passato. Da qui è difficile da comprendere, ma la questione è davvero molto pesante. Vedendoli da vicino negli USA, capisci molto più chiaramente tante cose. Alcuni miei compagni mi hanno raccontato di episodi di cui sono stati protagonisti loro malgrado, solo a causa del colore della loro pelle. Essere una stella del basket in quelle occasioni non li ha aiutati. Ho capito che se sei afroamericano hai paura della polizia, è un’idea con la quale nasci. Noi bianchi non possiamo comprendere fino in fondo il loro stato d’animo. Chi non è nero non è in grado di comprendere davvero quello che hanno sofferto, sia in passato che oggi. Sono completamente d’accordo con la posizione espressa da Lebron James e Chris Paul, come tutti gli altri giocatori della lega del resto. Il razzismo non è un problema politico ma sociale e non possiamo coprirci gli occhi e far finta che non sia accaduto nulla. Un poliziotto che spara nel Wisconsin è anche un problema nostro non solo di quello Stato, e noi sportivi abbiamo il dovere di sfruttare il nostro peso anche in queste situazioni. Noi atleti dobbiamo essere i primi ad amplificare certe storture attraverso le nostre piattaforme“.