Ralf Rangnick
Foto Getty / Valerio Pennicino

In seguito all’ottima serie di risultati del Milan dalla ripresa del campionato in poi, non era possibile chiudere l’affare. Indipendentemente dal punto di vista, se il mio o quello del club, non sarebbe stato intelligente farlo. Se mi metto nei panni dei milanisti, che siano tifosi, giocatori o direttore sportivo, non avrei capito perché decidere di cambiare dopo un percorso del genere“. Si è espresso con grande sincerità Ralf Rangnick, intervistato da Süddeutsche Zeitung, in merito al suo mancato accordo con il Milan.

Ralf Rangnick
Foto Getty / Alexander Hassenstein

Il manager tedesco aveva raggiunto un accordo preliminare con i rossoneri prima del lockdown, quando la squadra era in piena crisi e Pioli sembrava solo un traghettatore allo sbando. Il ritorno in campo del Milan invece è stato stellare: 9 vittorie e 3 pareggi, una media di 3 gol a partita e il 6° posto che vale l’accesso ai preliminari di Europa League. Cambiare tecnico non avrebbe avuto senso, come ha detto Rangnick. Svincolatosi dalla Red Bull, adesso Rangnick pensa al futuro: “in Inghilterra potrei cominciare a lavorare fin da subito, perché padroneggio la lingua. Ma non escludo altri paesi, come dimostra la trattativa col Milan: sono portato per le lingue. Posso però escludere che ripartirò ancora dal basso. Ulm, Hoffenheim, Lipsia… L’ho già fatto più e più volte. Alla mia età sarebbe bello se il prossimo club fosse pronto, fin dalla prima stagione, a vincere titoli. Mi è dispiaciuto lasciare il Lipsia senza trionfi, ma negli ultimi 4 anni vincere non era un obiettivo realistico. Comunque a Lipsia abbiamo fatto qualcosa che in 100 anni di calcio non si era mai visto e che molto difficilmente si rivedrà nei prossimi 100“.