Conte
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Manca sempre meno all’attesissima sfida tra Inter e Siviglia, valida per la finalissima di Europa League. Gli italiani appassionati di calcio, ma soprattutto i tifosi nerazzurri, sognano di vedere l’Inter alzare al cielo il trofeo.

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Carico, motivato e pronto per la grande sfida, Antonio Conte ha raccontato oggi le sue sensazioni in vista della partita di venerdì sera. “Sarà una partita difficile, perché affronteremo la squadra con più esperienza e che ha vinto il maggior numero di titoli nell’ultimo decennio in questa competizione. Dovremo essere sempre attenti, ma anche giocare la nostra partita con grande entusiasmo e coraggio, come abbiamo fatto finora. È una finale e solo le squadre migliori ci arrivano, quindi dobbiamo dimostrare in campo che siamo i migliori se vogliamo sollevare questo trofeo. C’è voglia di portare la coppa in Italia e soprattutto desiderio di riportare un trofeo nella bacheca dell’Inter. Il Siviglia, però, avrà la nostra stessa idea, quindi dovremo dimostrare di essere noi i migliori. Per me è sempre importante poter dire ai ragazzi a fine partita che non abbiamo rimpianti. Se saremo la squadra migliore, alzeremo il trofeo. Altrimenti avremo dato il massimo e applaudiremo i nostri avversari”, ha affermato il tecnico nerazzurro.

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Dobbiamo ancora tirare le somme perché c’è un’ultima partita da giocare e per noi è la più importante, ma penso che sia stata una stagione complessivamente positiva. Abbiamo fatto cose importanti e grandi passi in avanti. Siamo riusciti ad arrivare alla finale di Europa League nonostante la piccola delusione di non aver superato la fase a gironi di Champions: vediamo il bicchiere mezzo pieno, perché quel passo falso ci ha permesso di fare un ottimo cammino in Europa League. Credo che questa squadra, con tanti giovani inesperti, ne avesse bisogno”, ha aggiunto Conte.

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Conoscevo molto bene Lukaku perché lo seguivo da tempo. Ho provato tante volte a prenderlo nei miei ex club. Per quanto riguarda Lautaro, era un giocatore che avevo ammirato in televisione: ho visto le sue capacità ed era inevitabile che, lavorando insieme e lavorando molto, si sviluppasse l’intesa tra i due. Sono giocatori che hanno il tipico egoismo di un attaccante, ma anche l’altruismo di giocare per la squadra e la volontà di aiutare gli altri a segnare. Godin in ripresa? Aveva bisogno di un po’ di tempo per adattarsi al nostro stile di gioco, che era completamente diverso da quello a cui era abituato all’Atletico Madrid. Ha dovuto imparare a difendere spingendo in avanti e a farlo con 50 metri di spazio alle spalle. Ha però avuto la forza, la professionalità e l’umiltà di mettersi a disposizione e ampliare la sua mentalità e il suo modo di giocare. Il merito quindi è suo. Si è messo in gioco, ha accettato la nuova sfida e ora raccoglie grandi risultati”, ha concluso.