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E’ senza dubbio uno degli astri nascenti della nuova Formula 1, anche se le difficoltà della Ferrari non gli permettono di lottare al momento per vincere.

Leclerc
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Charles Leclerc però non demorde e continua a lavorare, portando avanti quella passione per le corse nata fin da piccolino tra le stradine di Montecarlo: “la mia passione per le auto è partita quando ero piccolo, adoravo le macchinine e le volevo tutte. Erano la mia passione, passavo ore nei negozi. Ma poi, per un bambino monegasco, esiste solo il Gran Premio a Montecarlo. Ero fortunato: uno dei miei migliori amici, quando ero ragazzo, aveva un appartamento che sovrastava l’uscita della curva 1″ le parole di Leclerc alla Gazzetta dello Sport. “Per le prove, per la gara andavamo sempre da lui“.

Jules Bianchi
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Importante nella carriera di Charles anche l’amicizia con Jules Bianchi, interrotta per colpa di un crudele destino: “Jules mi ha aiutato molto nel momento più importante della mia carriera. Ha parlato di me al suo agente Nicolas Todt che mi ha osservato a lungo e, a fine anno 2010, ha deciso di sostenermi e mi ha messo subito nel team giusto. Tutto è accaduto avendo sempre Jules vicino a me. Nella mia carriera e con lui ho imparato presto le piccole cose che sono importanti per essere subito competitivi. Perderlo è stato veramente difficile e lo è ancora“.

Jules Bianchi
Mark Thompson/Getty Images

Sul momento dell’incidente, Leclerc ha rivelato: “ero anche io impegnato in un weekend di gara e la domenica mattina guardavamo un po’ distrattamente la Formula 1 dal Giappone. Ma io ero ai meeting. Mio padre ha guardato la gara e, quando sono rientrato, non voleva farmela più vedere. Avevo capito che c’era qualcosa di strano, mi aveva detto che c’era bandiera rossa. Dopo, circa un’ora prima della mia gara, ho visto che era Jules ad aver avuto un incidente. Ma non sapevo esattamente quanto fosse grave. È stato durissimo, una esperienza terribile. Per un lungo periodo Jules è stato in ospedale tra la vita e la morte. Sono andato a visitarlo più volte ed è stato difficile perché le nostre due famiglie era come se fossero una, siamo molto molto vicini anche adesso. Noi due avevamo una connessione forte. Separarmi da lui è stato difficile, terribilmente difficile“.

Leclerc GP Silverstone
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Passando alla sua esperienza in Ferrari, Leclerc ha rivelato: “il mio sogno era quello di guidare una macchina rossa, anche prima di sapere che si chiamasse Ferrari, era la mia magnifica ossessione. È stato un sogno arrivare fin qui. E sono consapevole che è il sogno di tanti, arrivare a Maranello. Dunque sento la responsabilità di portare in alto il nome della Ferrari. Guidarla è, insieme, un sogno che si realizza, una enorme responsabilità e un grandissimo onore“.

Leclerc
Mark Thompson/Getty Images

I problemi della Rossa quest’anno sono evidenti, ma Leclerc non ha voluto individuarne solo uno: “è difficile puntare su una sola cosa, è proprio un problema generale. Abbiamo visto che sotto la pioggia è difficile, ma sull’asciutto abbiamo fatto fatica un po’ più nel settore 1 di Austria dove ci sono più rettilinei. Dunque non è una cosa solamente perché sennò sul bagnato, quando la macchina va andremmo molto meglio, invece non è stato così e dunque dobbiamo lavorare su di un pacchetto generale per fare uno step migliore. Adesso è un momento assai complesso per la Scuderia, dunque ci vorrà abbastanza tempo. Quanto, ora, non lo so. Però credo che nel 2022 ci sarà un rilevante cambiamento di regole e quella sarà una grandissima opportunità per cambiare le cose. E noi dobbiamo lavorare per cambiarle nel 2022. Per aprire un nuovo ciclo di successi Ferrari“.

Giovinazzi
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Per quanto riguarda il suo pilota ideale, Leclerc non ha avuto dubbi: “lo comporrei con la capacità di lavorare di Michael Schumacher, il talento di Ayrton Senna, l’intelligenza di Lewis Hamilton. Credo che questi tre alla fine siano i nomi che hanno fatto grande la Formula 1. Piloti italiani? Sta crescendo una nuova generazione di piloti italiani molto forti, penso a Gabriele Minì che in monoposto è molto bravo, c’è un altro, ancora più piccolo, che si chiama Andrea Antonelli. Questi due vanno molto forte, sicuramente sono ancora giovani e c’è ancora tanta crescita possibile. È molto importante anche il momento della crescita da bimbo ad adulto perché mentalmente si cambia tanto. Se saranno capaci di gestirsi li vedremo in Formula 1“.