Maurizio Sarri
Foto Getty / Alessandro Sabattini

La Juventus non sbaglia due volte. Dopo il ko contro l’Udinese che ha vanificato il primo match point scudetto, contro la Sampdoria i bianconeri hanno ottenuto i 3 punti necessari alla certezza matematica dello scudetto. Le firme di Cristiano Ronaldo e Federico Bernardeschi certificano il 36° scudetto dei bianconeri, il 9° consecutivo che aggiunge un’altra pagina di storia ad un dominio straordinario nel calcio italiano.

Sarri
Alessandro Sabattini/Getty Images

Per Maurizio Sarri è invece il primo scudetto della sua trentennale carriera. Abbandonato l’impiego in banca, il tecnico napoletano ha abbracciato una disciplina che gli ha dato soddisfazioni molto tardi: dall’Astia al Tegoleto, passando per il Sansovino e il Sorrento e decine di tappe nella periferia calcistica italiana nella quale si è fatto le ossa e ha formato le sue idee tattiche. Il debutto in Serie A con l’Empoli, il salto di qualità con il Napoli e il corso di formazione british al Chelsea, superato a pieni voti con tanto di vittoria dell’Europa League, suo primo trofeo internazionale, nonchè primo titolo di prestigio (con buona pace della Coppa Italia della Serie D). Questa sera arriva il primo titolo nazionale, lo scudetto, il primato nel campionato italiano che aveva tanto inseguito a Napoli e che proprio la Juventus gli aveva tolto.

Allegri
Gabriele Maltinti/Getty Images

La stagione del trionfo è anche quella delle grandi critiche. Pressioni e aspettative in casa Juventus non sono paragonabili alle sue precedenti esperienze. Sarri è l’allenatore dal quale ci si aspetta il ‘bel gioco‘, sconosciuto ad Allegri (a suo dire). Arriva però con l’umiltà di adattare se stesso alla squadra, non la squadra ai propri schemi. Ne viene fuori un ‘Sarrismo a metà‘, non così spettacolare, ma efficace. La Juventus fa qualche passo falso in più del solito, perde quell’aura di dominazione incontrastata dovuta al difensivismo sul quale si fondavano gli schemi di Conte ed Allegri, subisce qualche gol di troppo (con l’importante attenuante delle assenze di Chiellini e Alex Sandro), dà l’opportunità alle rivali di toccare con mano la possibilità di uno scudetto che da anni era solo un sogno.

Sarri
Emilio Andreoli/Getty Images

Le critiche arrivano copiose, favorite dalle stranezze del calcio post-Covid che ha restituito una Juventus più fiacca del previsto e soprattutto dallo stile di Sarri, quasi fuoriluogo nel calcio delle polemiche, dei toni da guerriglia e degli allen-attori che bucano lo schermo: lui fa parlare la tattica, non ingaggia battaglia con i media; tuta, sigaretta e appunti nel blocchetto sono le uniche cose di cui ha bisogno per fare critica e autocritica. Uno stile al quale i tifosi bianconeri non sono mai stati abituati. Sarri non è l’allenatore giusto per la Juventus? Assolutamente no, è perfetto. La Juventus, attraverso le prossime sessioni di mercato, diventerà realmente a sua immagine continuando sulla strada già intrapresa quest’anno.

Cristiano Ronaldo
Foto Getty / Marco Luzzani

Il salto di qualità arriverà, i numeri sono più che positivi. Se confrontiamo la stagione dell’anno scorso, l’ultima del tanto rimpianto Allegri, con quella attuale, i punti sono 83 (virtualmente 89) contro i 90 del livornese. I gol segnati sono già 75 con due gare da giocare contro i 70 dell’anno passato, a fronte della già citata ‘perforabilità’ della difesa che subisce 38 gol contro i 30 di Allegri. In attacco la coppia Ronaldo-Dybala fa faville: 31 gol il primo (10 in più dell’anno scorso!) e 11 il secondo (il doppio) che ritrova la sua centralità in campo, sgravato dai fastidiosi compiti da ‘mezzala’ ai quali lo costringeva Allegri. Se vogliamo prendere invece in esame il primo anno di Conte, l’inizio del ciclo, i punti furno 84 e i gol fatti solo 68.

Per certificare il grande lavoro di Sarri servono i trofei. Il banco di prova della Champions League ad agosto sarà uno scenario complicato con il quale doversi confrontare, ma nel quale la Juventus è chiamata a far bene. La volontà di proseguire con Sarri sarà in ogni caso fondamentale: questo scudetto è della Juventus, di Cristiano Ronaldo ma soprattutto di Maurizio Sarri. Il primo, quello che non si dimentica nonostante le critiche.