Alex Zanardi
Foto Getty / Bryn Lennon

Sono trascorsi ormai oltre tre giorni da quando Alex Zanardi è stato trasferito a Villa Beretta, un centro di riabilitazione neurologica in cui il campione paralimpico proverà a tornare quello di sempre, riappropriandosi della propria vita.

Zanardi
Bryn Lennon/Getty Images

Un percorso lungo e tortuoso che Federico Morini ha già affrontato, giungendo ai limiti della tetraplegia per poi risalire piano piano la china. L’ex ciclista professionista non ha lavorato proprio a Villa Beretta bensì in una struttura gemella in Toscana, ma con gli stessi macchinari che dovrà utilizzare Zanardi. Interrogato ai microfoni della Gazzetta dello Sport, Morini ha ammesso: “sarei dovuto andare proprio a Villa Beretta ma per motivi familiari mi era più comoda la Toscana. Le due strutture sono gemellate, usano gli stessi macchinari e il responsabile dell’unità riabilitativa è sempre Franco Molteni. Lì come in Brianza i protocolli sono gli stessi. Io avevo l’80% del corpo immobile, non avevo sensazioni dal petto alla punta dei piedi, ero al limite della tetraplegia”.

Forza Alex ZanardiUn percorso tortuoso, che Morini non ha esitato a raccontare: “la mano destra era chiusa in un pugno, per riaprirmelo mi operarono un anno e mezzo dopo l’incidente, nel frattempo ero diventato praticamente mancino. Per imparare di nuovo a camminare, perché di questo si tratta, ho usato uno strumento che si chiama Lokomat e che hanno anche a Costa Masnaga. In poche parole vieni imbragato e appoggiato su un tapis roulant. La macchina fa fare agli arti il movimento cinetico della camminata, mentre il carico dei piedi sul tappeto viene fatto via via aumentare. Io avevo iniziato al 10%, praticamente sfioravo il terreno, e arrivai al 60%. Pian piano si rifà il tono muscolare, ma soprattutto si stimola il sistema nervoso. Il problema infatti è che incidenti del genere sono un reset per il cervello. Devi imparare a muoverti come farebbe un bambino.

Alex Zanardi
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La differenza non può che farla la testa e le motivazioni: “la motivazione, la ‘testa’ è tutto, perché il corpo soprattutto all’inizio non sente, tanto è vero che se ti alleni troppo ti vengono le piaghe. Credo che l’aspetto fondamentale sia la sua lucidità. Se hai un minimo di coscienza di quello che è successo, allora viene fuori tutto ciò che hai dentro. Finisce che sei tu che motivi i medici e i fisioterapisti e lo fai vedendo i piccoli miglioramenti: prima muovi in dito, poi due, poi l’avambraccio e via così. Io avevo un protocollo di tre ore, ma stavo in palestra quattro ore e mezza. Se poi sei Alex Zanardi, chi lavora con te sa che fuori dalla clinica c’è il mondo che vuole sapere come stai e ci dà dentro ancora di più“.