Alex Zanardi
Foto Getty / Bryn Lennon

Le ultime notizie sulle condizioni di Alex Zanardi hanno preoccupato Mario Valentini, il c.t. del paraciclismo azzurro che è sempre stato vicino al proprio campione in questo difficile mese dopo l’incidente.

Zanardi
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Il commissario tecnico è tornato a parlare di Alex alla Gazzetta dello Sport, rivivendo questi ultimi giorni e sottolineando cosa gli manca di più dello sfortunato atleta italiano: “mi hanno chiesto cosa dirò a Zanardi quando lo rivedrò. La risposta è nulla, perché ogni volta che ci incontravamo, Alessandro mi diceva soltanto ‘abbracciami, Mario’. Mi auguro che questo succeda ancora. L’incidente? In quel momento stavo bloccando il traffico, ho avuto la fortuna di non vederlo. Ma ho visto il camionista in lacrime, il vigile del fuoco che sbotta ‘Ma è Zanardi!’. Avremmo voluto andarlo a trovare a Siena mercoledì, fargli trovare tutta la squadra davanti all’ospedale. Poi la moglie Daniela ci ha detto ‘lo portiamo via’. ‘Bene’, ho risposto. Ci eravamo anche illusi leggendo di primi segni di coscienza. Questa del trasferimento è una mazzata. La verità è che non ci svegliamo la notte“.

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Il ct della Nazionale di Paraciclismo poi ha rivelato il suo profondo legame con Zanardi: “abbiamo perso un campione, un leader, per me anche un figlio. Il mio ha la sua stessa età, è capitato spesso di discutere con lui e sentirmi dire ‘hai lo stesso carattere di mio papà’. Questo mi inorgogliva perché so che grande considerazione Alex ha del padre. Mi ha regalato la batteria per la mia bicicletta con la scritta ‘Mario’. Io ho spostato più volte i raduni pur di averlo vicino: al mattino ci si allenava, al pomeriggio si metteva mano al materiale e la sera era cabaret, perché lui è un raccontatore di barzellette senza pari. È come se una squadra di calcio avesse perso il regista. Non dico il leader, perché lui è troppo buono per esserlo, ma sta di fatto che Zanardi si trova sempre in prima linea e questo ti risolve un sacco di problemi. Ogni tanto mi chiedeva ‘Perché la gente mi vuole così bene?’. ‘Perché sei uno di noi’, gli rispondevo. Alessandro è così. Non ha la puzza sotto il naso“.