Beatrice Ion

Un’aggressione razzista ad Ardea, periferiva di Roma, derivante da futili motivi forse legati al parcheggio con regolare permesso per i disabili presente sulla macchina della famiglia di Beatrice Ion. La ragazza, arrivata in Italia 16 anni fa, per curare da bambina le complicazioni della poliomelite dalle quali deriva il suo handicap, si è ritrovata davanti un uomo inferocito che le ha urlato di tutto poichè straniera (ha origini romene) e portatrice di handicap. Il padre, intervenuto per difenderla, è stato picchiato ed è finito in ospedale.

Beatrice Ion basket carrozzinaBeatrice, giocatrice di basket in carrozzina presso l’Amicacci Giulianova e stella della nazionale paralimpica italiana, ha denunciato quanto accaduto con grande rammarico: vivo in Italia da 16 anni ho la cittadinanza italiana, ho fatto tutte le scuole qui e sto continuando gli studi all’università italiana, gioco nella nazionale italiana di basket in carrozzina e mi considero in tutto e per tutto italiana eppure sono stata aggredita, mio papà è stato aggredito ed è in ospedale probabilmente con uno zigomo rotto perché a detta loro siamo degli stranieri che devono tornare al loro paese, tralasciando le offese che mi sono presa perché sono disabile. Non dite che il razzismo in Italia non esiste perché io l’ho vissuto oggi dopo 16 anni che vivo qui e fa male. A voi che ci avete aggrediti, vergognatevi saremo anche stranieri ma abbiamo più dignità di voi, e voi che avete guardato il tutto senza alzare un dito vi dovreste vergognare più di loro“.

Luca Pancalli
Foto Getty / Paolo Bruno

Voglio esprimere solidarietà e vicinanza a Beatrice Ion, atleta della nazionale italiana di basket in carrozzina, vittima insieme al padre, di una vergognosa aggressione fisica e verbale a sfondo razziale – Ha dichiarato il presidente del Comitato Italiano Paralimpico Luca Pancalli – Beatrice veste con orgoglio e impegno la maglia azzurra e vive nel nostro Paese da 16 anni. La sua denuncia fa rabbrividire. Agli insulti si sono aggiunte anche le offese riferite alla sua disabilità. È incredibile dover commentare ancora oggi simili episodi di odio, violenza e ignoranza. Queste circostanze devono far riflettere tutti, ancora una volta. Mi auguro siano individuati al più presto i responsabili di questo gesto ignobile che merita la ferma condanna di tutto il Paese. Questi individui dovrebbero svolgere per almeno un mese attività di volontariato in una società sportiva paralimpica. Una simile esperienza potrebbe insegnare loro il rispetto e la convivenza civile“.