Mbanda
Lachlan Cunningham/Getty Images

Giornata importante ieri per Maxime Mbandà, rugbysta della Nazionale Italiana che è stato nominato Cavaliere al merito della Repubblica da Sergio Mattarella. L’azzurro ha ricevuto il prestigioso riconoscimento insieme ad altri 56 italiani, che hanno dato il proprio contributo lottando in prima linea durante l’emergenza Covid-19.

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Lachlan Cunningham/Getty Images

Una soddisfazione enorme per Mbandà, come ammesso da lui stesso in prima persona: assolutamente inaspettato, l’onorificenza è enorme, l’emozione incredibile, non posso che ringraziare il presidente Mattarella. Per come sono fatto, però, mi sembra che sia quasi una mancanza di rispetto verso i volontari che lavorano da anni. Non voglio prendermi il merito da solo, altrimenti non avrei scelto il rugby. In campo bisogna collaborare e se si va in meta, il merito è di tutti. Le sensazioni sono le stesse del giorno in cui venni convocato per la prima volta in Nazionale, vivo una specie di trance agonistica. Forse devo ancora metabolizzare, ma al momento il mio pensiero va a tutti quelli che hanno dato una mano. Non mi sento speciale né diverso rispetto agli altri”.

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Laurence Griffiths/Getty Images

Il 27enne azzurro ha poi rivelato un episodio particolare che gli è rimasto nel cuore: “ricorderò per sempre il giorno in cui ho tenuto la mano a una signora. Io per lei ero uno sconosciuto, lei forse temeva che la stessimo trasportando in ospedale e che lì sarebbe morta, invece la stavamo semplicemente portando dove poteva essere curata meglio. Fatto sta che mi strinse la mano come avrebbe fatto con un figlio o un nipote. Quel gesto per me è stato un simbolo, perché ho capito che abbiamo bisogno l’un l’altro a prescindere, che quando c’è un’emergenza dobbiamo aiutarci. Restare da soli è una delle cose più brutte. Tenendomi la mano quella signora si è aggrappata a me e quello è il simbolo della necessità di aiutare”.