adam silver
Stacy Revere -foto Getty

Adam Silver ha deciso di esporsi in merito ad uno dei temi più caldi degli ultimi giorni: la volontà di alcuni giocatori di non tornare a giocare. A causa dei problemi economici e sociali che l’america sta attraversando, fra Coronavirus e proteste dopo la morte di George Floyd, in molti pensano che un ritorno in campo dell’NBA possa distogliere l’attenzione da tematiche sociali molto più importanti.

Ai microfoni di ESPN Adam Silver ha dichiarato: “no, non è una situazione ideale perché stiamo cercando di dare un po’ di normalità in un periodo che ha visto una pandemia, una recessione che ha lasciato senza lavoro 40 milioni di americani e un periodo di forti tensioni sociali. Per questo posso capire le resistenze a tornare in campo da parte di alcuni giocatori: possono temere per la loro famiglia, per la loro salute, possono semplicemente sentire di voler spendere il loro tempo in un’altra maniera. Quello che è successo dopo la morte di George Floyd è qualcosa di unico, senza precedenti e ho grande empatia per le persone colpite da questo tipo di ingiustizia. Per questo capisco che la nostra idea di tornare in campo e incoronare un campione NBA possa non essere la priorità per molte persone. Venire a Orlando per riprendere a giocare può non essere per tutti perché richiede enormi sacrifici a tutte le parti coinvolte.

A questo punto la differenza economica tra giocare e non giocare non è così grande come pensa la gente, considerati i costi che dovremo sostenere per assicurare la massima sicurezza possibile a tutti. È più un obbligo morale che la comunità NBA sente di provare a tornare in campo, per non restare a guardare da fuori e darla vinta a un virus. Siamo la NBA, questo è quello che facciamo: pensiamo che la pallacanestro e lo sport possano far bene al resto del Paese in questo momento di enormi difficoltà per tutti. L’attenzione di tutti sarà su Orlando, per cui penso che i giocatori avranno una grande opportunità di generare ancora più consapevolezza su certi temi di giustizia sociale. Come può rispondere una lega come la NBA al razzismo endemico che attanaglia la nostra società? Insieme ai giocatori siamo convinti di poter utilizzare la nostra piattaforma per stimolare davvero un cambiamento reale all’interno della società”.